IspirazioneLifeLa molla per il cambiamento - Elisa Renaldin

10 ottobre 2018by Elisa Renaldin

Qual è la molla che avvia il cambiamento?

Forse la volta in cui si dice basta, la volta in cui si è caduti troppe volte, sbagliato troppe volte, rifatto gli stessi passi troppe volte sugli stessi sentieri. Un film già visto, di cui si è stufi di rivedere la replica, uno spettacolo messo in scena troppe volte, in cui gli attori sono stanchi di recitare. Dipende da uno stato d’animo, non ha a che fare con la volontà, e può volerci più di un tentativo per determinare il cambiamento.
Non si tratta di alzarsi una mattina e dire: ‘da oggi basta’ o ‘da domani’, oppure ‘da lunedì…’, ‘con l’anno nuovo…’. Sono premesse che sappiamo bene non funzionare.
Dipende tutto da una condizione interiore che va rinnovata, perché noi siamo esseri fluttuanti, interiormente: subiamo dei cambiamenti, assorbiamo delle influenze esterne, noi stessi abbiamo una marea di pensieri ed emozioni che cambiano continuamente dentro di noi, e abbiamo tanti piccoli ‘io’ che decidono, alternandosi. Una volta c’è un io deciso, e una volta c’è un io stanco. Una volta c’è un io determinato, e una volta dopo c’è un io fannullone che impedisce qualsiasi mossa verso il cambiamento. Bisogna abituarsi a riposizionare l’io giusto, facendola diventare un’abitudine.
È la ripetizione che consente di rendere stabile il cambiamento.

 

Mantenersi nello “stato di grazia” della decisione

La spinta iniziale per cambiare, molti di noi l’hanno provata: è quel momento in cui c’è una sorta di crollo per cui ci si dice: “veramente, adesso basta!”. Però, chissà come mai, il giorno dopo, una settimana dopo, succede che si ritorna sui propri passi, si ripercorrono le stesse vie, e si guarda ancora una volta quel maledetto spettacolo, con l’aggravante di puntarsi il dito addosso, e dicendosi: “Maledizione, ma possibile che… ancora una volta… siamo di nuovo qua?”
Capita, è normale, non vogliamo dire che ogni cambiamento si attua una volta con uno schiocco di dita ed è fatta per sempre. Ciò che sfugge è proprio l’esigenza di questa continua rimessa a punto, soprattutto dei pensieri, dei sentimenti, delle intenzioni, poiché quando ci si sente in uno stato di grazia, è il momento in cui si decide, e si è anche motivati e lanciati. Ma già poche ore dopo o il giorno dopo, può essersi smontata quest’ondata di entusiasmo, quindi va rinforzata, perché è il frutto di una condizione interiore particolare, è un insieme di sentimenti, pensieri e condizioni interne ed esterne.

C’è una sorta di ago che si posiziona su una tacca esatta, e a quel punto scatta il movimento verso il cambiamento. E’ lì che bisogna porre l’attenzione: identificare esattamente quali sono state le condizioni in cui abbiamo preso quella decisione, come ci sentivamo, che pensieri avevamo, quali sensazioni fisiche avevamo, che immagine avevamo nella testa.
Ci sono delle tecniche, come quelle di PNL (Programmazione Neurolinguistica), che aiutano a ricondurre la persona in quello stato di grazia, ma io preferisco che ci si abitui ad essere presenti, ad avere una costante osservazione di quello che ci succede interiormente, per cui l’attenzione va posta momento per momento su come ci sentiamo, e soprattutto nei momenti di grazia. Cosa ci succede in quel momento? Cosa stiamo pensando? Quali sensazioni abbiamo?

Da questa analisi possiamo stilare una sorta di identikit dell’io attivo in quel momento, di modo che possa essere richiamato più e più volte. Non sono mai la forzatura e l’ostinazione a voler raggiungere un obiettivo, a mantenere alta una motivazione, ma è il fatto di rientrare in quella condizione di potere che consente di riconfermare di volta in volta la decisione.

È una decisione che va presa più volte, sì, non è che decido una volta: “ok, faccio il cambiamento”. Lo devo decidere di continuo, delle volte ogni ora, a volte perfino ogni minuto. Quindi è necessario riprodurre quelle condizioni come una scena del film in cui abbiamo scelto un fermo immagine o una sequenza di alcuni secondi che ci suggestiona e vogliamo rivederla più e più volte perché è dalla visione di quella scena, e non di altre, che abbiamo tratto ispirazione.

 

Il punto chiave è l’ispirazione

cioè trovarsi in una condizione ideale per cui ci si dice: fantastico, voglio andare in quella direzione, voglio raggiungere quel risultato, ho la visione.
Non parliamo qui di banale suggestione, ma di visione, e anch’essa va rinforzata, perché è quella a generare l’ispirazione il più delle volte. Io sono qui e voglio arrivare là. Bene. Per riuscirci, devo fare una serie di passi, ma la voglia di farli parte nel momento in cui è talmente forte l’entusiasmo per la visione, da far ritrovare quell’energia, quella carica, quella spinta per il movimento che mi porta ad agire.
Diversamente, saranno dei futili tentativi di forzarsi a fare delle cose, costringendosi a raggiungere un piccolo obiettivo, che non è l’obiettivo massimo, ma il ricordarsi mentalmente una cosa del tipo: “ah, ieri abbiamo detto che oggi non facciamo più questa cosa”. Uno degli io insorgerà obiettando che gli si nega la possibilità di fare alcune azioni perché ieri un altro io ha deciso che non si fa più questo o quello (è il caso di quando si cerca di combattere una cattiva abitudine o di costruirne una nuova). Per mettere d’accordo tutti, è necessario rinforzare continuamente l’entusiasmo per una visione che ci ha ispirati.

Se l’ispirazione è autentica, non è un moto frammentato di un singolo io, ma è un sentimento globale che coinvolge tutto il nostro Essere, ed è per questo che quando è attiva, non ci sono parti di noi che obiettano, ma sentiamo un’Unità che ci spinge in avanti con forza.
Quando perdiamo l’entusiasmo e la motivazione, stiamo ripetendo uno schema, vale a dire che dentro di noi si creano quelle condizioni per cui abbiamo certe immagini, certi pensieri, certe sensazioni fisiche e certi stati emotivi depotenzianti.
Bisogna abituarsi a sondare e a riconoscere questi automatismi, perché non basta imporsi una scelta razionalmente. Anche in quel caso, stiamo rinforzando un film già visto, senza renderci conto che ci troviamo in una condizione multipla interiore ed esteriore, quindi bisogna modificare quei piccoli dettagli che costituiscono tutta la scena, con tanto di oggetti, scenografie e luci. Non basta dire: “Questa scena non mi piace, adesso la togliamo perché dobbiamo farlo”. è invece necessario rendersi conto di che luci ci sono, e accorgersi che magari erano puntate diversamente sulla scena, poi occorre accorgersi di quale costume indossavamo, in che posizione della scena eravamo, che pensieri stavamo facendo nel momento magico.

 

Cambia il palcoscenico interiore se vuoi evitare di ripetere la stessa scena

Soprattutto i pensieri sono ciò che influenza di più la conformazione del nostro palcoscenico interiore, e necessitano di essere ricondotti dai probabili e frequenti: “non riesco, non ce la faccio, è inutile”, “non ho voglia”, “sono stanco”, “ma figurati se” verso qualcosa di più proficuo.
I pensieri sbagliati portano fuori rotta, ci indirizzano sul sentiero della sfiducia, dello scoraggiamento, della mancanza di motivazione perché colpiscono la nostra autostima. Chiaramente una persona che si denigra e si ripete di non essere all’altezza, o che addirittura denigra il suo obiettivo riducendolo di importanza perché vuole trovare una scusante alla sua incapacità di raggiungerlo, non può pensare di sostenere un’idea di cambiamento nel tempo. Occorre rinforzare l’immagine di sé propositiva, cambiare i dettagli del set per riprodurre le condizioni ideali.

Abbiamo quindi visto come la continua e costante attenzione a se stessi e al proprio Benessere sia di vitale importanza per mantenere il giusto livello di energia mentale. Non basta decidere una volta, ma occorre riconfermare la scelta più e più volte. Non possiamo lasciarci scivolare nell’inedia e nello sconforto ma abbiamo il dovere verso noi stessi di ricondurci ad una condizione ispirata. Se faremo di questa attitudine una nuova abitudine, avremo la chiave per attivare e sostenere qualsiasi cambiamento desideriamo realizzare. Buona parte del mio lavoro ha l’obiettivo di ispirare a raggiungere quella condizione, a partire dal mio libro “Riaccenditi! Riscopri la tua natura autentica e vivi la vita che vuoi”.

Elisa Renaldin

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