IspirazioneLifeAlleggerire il cervello - Elisa Renaldin

25 agosto 2018by Elisa Renaldin

Come sbarazzarsi del sovraccarico mentale?

È inevitabile che durante la nostra giornata ci siano dei disguidi, degli intoppi, imprevisti e rotture di scatole, grattacapi e problemi da risolvere. Non possiamo pensare di sbarazzarci di ogni singolo fastidio, e dobbiamo evitare l’errore di pensare che se non avessimo fastidi, staremmo meglio. Questo rischia di causarci un attrito sempre più forte tra una realtà auspicata e una negativa che osserviamo, rendendoci sempre più intolleranti, oltre che predisporci a una lunga serie di ulteriori fastidi, attirati e generati dalla nostra condizione interiore affaticata e infastidita.

E allora il punto qual è?

Mettere via i fastidi immediatamente, e non lasciare che permangano nella mente come un disturbo fisso. Se ho fatto una telefonata che mi ha irritato, devo metterla via subito. Se c’è stato un inconveniente per la strada, o un ritardo, non facciamone un dramma. Sei in ritardo? Pazienza, respira e vai avanti. Posso affrontare e cercare di risolvere un problema soltanto domani parlando con le persone coinvolte? Mettila in soffitta fino a domani, non arrovellarti il cervello in attesa di quel momento. Sei in attesa di una risposta? Non pensarci continuamente. Hai un appuntamento importante? Non pensarci fino a quando non sei lì, o se davvero è utile, dedica lo stretto necessario di attenzione mentale per prepararti, ma non per fare ipotesi di possibili scenari catastrofici.

Il mio suggerimento è: non riempire la testa di dettagli inutili che possono appesantire il momento.

Avere un sovraccarico, è come andare in multitasking continuo con 50 finestre aperte che anzitutto levano energia, e poi modificano l’umore. Essere circondati, attorno alla testa, da pensieri, preoccupazioni, fastidi e ipotesi negative, genera come minimo nervosismo, ma può anche abbattere lo stato emotivo. Sentire il carico di cose da gestire e da risolvere, ci appesantisce, e nel giro di poco tempo ci si ritrova con la testa circondata da nuvoloni neri creati dai pensieri che creano stati d’animo angosciosi o irritati. Quindi prova a mantenere la mente più sgombra possibile.

È facile? Certo che no, perché siamo abituati a infarcire la testa di pensieri inutili. Arrivano da soli e neanche ce ne accorgiamo. Ci imponiamo di non pensare a una determinata cosa, ed ecco che fa di nuovo capolino nella nostra testa senza il nostro permesso. Com’è possibile? Accade perché la nostra attenzione non è mai su noi stessi, sulle nostre sensazioni e sul momento presente, ma è quasi costantemente sulla realtà esterna e su ciò che abbiamo fatto o dovremo fare. Pensiamo continuamente a come risolvere questo e quello, e riproduciamo il film di com’è andata la tale situazione, senza neanche accorgerci che lo stiamo facendo. Un film parte in automatico, e solo quando siamo stanchi, depressi o irritati ci accorgiamo che qualcosa non va. Già accorgersi del fatto che si sta pensando a qualcosa senza averlo scelto, sarebbe veramente un grande passo. E per riuscirci occorre allenarsi senza sosta a rimanere presenti a se stessi, in ogni singola azione che si fa. Nel momento in cui appare il pensiero disturbante, piuttosto che sostare lì, molto meglio scegliere di pensare a qualcos’altro, foss’anche il mare, il cielo, le nuvole. Qualsiasi cosa che possa ripulire il cervello immediatamente.

 

Fallo e basta

È inutile rimanere fissati sulla preoccupazione e il fastidio. Tanto sono e restano lì, si risolveranno al momento opportuno. Resta con te stesso e poni attenzione a ciò che stai facendo: se stai guidando, guida e basta (slogan che leggiamo da qualche tempo anche sui tabelloni della autostrade!), se stai camminando cammina e basta, se stai mangiando mangia e basta. Non preoccuparti di quello che dovrai fare dopo, tra due ore, stasera o fra 5 minuti: fai quello che stai facendo adesso e fai soltanto quello, e possibilmente ricordati che va tutto bene. Ritrova il tuo equilibrio subito, rimettiti in pista, trova un motivo per avere il buonumore, guarda che c’è il sole in cielo (se c’è), trova un motivo per essere grato, anche una cosa piccola. Vedrai che immediatamente la giornata, e i momenti a seguire, minuto dopo minuto, si raddrizzeranno da soli.

 

Non fissarti su ciò che non va

Se si vuole attraversare la realtà, come spiega Vadim Zeland, e quindi sfruttare le capacità e il potenziale del metodo di gestione che lui ha battezzato Reality Transurfing, bisogna proprio scivolare in mezzo a degli strati di realtà non dandogli importanza. Se ci si fissa sulla “realtà”, si tende a riprodurla ancora e ancora. Occorre invece spostare l’attenzione sul passo successivo, sul frame seguente, su quello che noi vorremmo che fosse il film che si va a proiettare da oggi in poi. Si crea spesso una fissità data dalla nostra attenzione focalizzata su quello che non vogliamo, per cui è necessario uno sforzo affinché la nostra attenzione vada invece dove noi vogliamo che vada, facendoci letteralmente scivolare addosso tutti quei particolari e dettagli, e anche fastidi più grossi, che non vogliamo. Se capitano, togliamoceli di dosso subito, un po’ come leveremmo via i pelucchi dalla maglia, la polvere dal mobile, la goccia dal tavolo.

Ciò che logora, che stanca e che occupa la mente costantemente di pensieri inutili è proprio il continuo pensare e ripensare a quello che non è andato bene, che ci ha dato fastidio, che ci ha fatto perder tempo, che ci ha angustiato, o che dovremo affrontare. Il punto è: non bisogna dare troppa importanza a cosa che non ne hanno. Anche cose che ci preoccupano. Abbiamo il dovere di tenere il più sgombro e pulito possibile il nostro ambiente psichico, perciò lasciamo cadere qualsiasi dettaglio e questione, e dirigiamo immediatamente l’attenzione sulle cose che desideriamo, che vogliamo raggiungere o che ci danno sollievo. Naturalmente questa è un’attitudine che va coltivata, perché anzitutto richiede quella consapevolezza che ci fa notare che ci siamo dimenticati di noi stessi. Abbandonarci in balìa delle farneticazioni mentali è il più grosso scivolone che possiamo fare, ed è anche il più frequente.

 

Come si fa?

Come si impara a non farlo più? Con l’esercizio. Ma anzitutto occorre una sorta di “reset”,  che consenta di creare uno spazio mentale, un momento di tregua, qualche ora o qualche giorno di stop durante i quali ricalibrare le nostre energie interiori. Partecipando ad uno dei miei workshop, avrai modo di ricreare quello spazio e di apprendere alcune tecniche che ti consentiranno di ritrovare il tuo centro e ristabilire un po’ d’ordine dentro di te. Come viene insegnato in molti corsi di teatro, l’attore deve essere costantemente consapevole di cosa succede dentro e intorno a lui, per poter gestire pienamente il suo strumento principale: il corpo. Attingendo da questi metodi collaudati, ho creato un mio percorso che consente di comprendere come sfruttare queste “tecniche segrete” degli attori per poterle applicare nella vita di tutti i giorni.

Il primo e più importante workshop da cui iniziare si intitola “RIACCENDITI” durante il quale potrai riportare la tua attenzione al corpo, al respiro e all’espressione di alcuni stati emotivi. 

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Elisa Renaldin

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