A CHI SI RIVOLGE
• Attori e Performer che sentono di essersi incastrati nell'iper-razionalità dell'analisi del testo o che faticano a gestire l'impulsività in scena, cercando una nuova verità.
• Allievi in formazione che vogliono superare la rigidità della prestazione e il bisogno costante di controllo.
• Chiunque utilizzi l'espressività come strumento di indagine personale e desideri bilanciare istinto e ragione nella vita di tutti i giorni.
Che cosa succede all'attore, e all’essere umano, quando la sua percezione della realtà si altera?
I due archetipi ci mostrano i due estremi:
Amleto → vede troppo, interpreta troppo, pensa troppo. La realtà viene sommersa dalle possibilità.
Otello → vede troppo poco, verifica troppo poco, aderisce troppo velocemente alla propria interpretazione. La realtà viene sostituita dalla convinzione.
L'attore infatti può perdere il contatto con ciò che realmente sta accadendo in scena in moltissimi modi:
«Devo fare bene la scena.»
«Devo emozionarmi.»
«Devo essere credibile.»
«Il pubblico mi sta giudicando.»
«Il mio partner non mi sta dando abbastanza.»
«Qui dovrei essere arrabbiato.»
«Adesso devo piangere.»
«Questa battuta significa che…»
Ma questi interrogativi sulla scena derivano da un modus vivendi che porta l’individuo a farsi le stesse identiche domande in relazione a ciò che vive e a come si rapporta ai suoi simili. A quel punto non è più in relazione con ciò che accade. È in relazione con la propria idea di ciò che sta accadendo o potrebbe/dovrebbe accadere. Non perdiamo la realtà soltanto quando non vediamo.
La perdiamo anche quando vediamo troppo attraverso ciò che pensiamo di sapere.
Quando sei in scena, sei davvero lì? O sei dentro il risultato, dentro il tuo pensiero, dentro le tue incertezze, dentro il giudizio del pubblico? E nella vita, sei realmente in relazione con ciò che accade, con ciò che dice l’altro, con ciò che sente ed esprime veramente, o sei dentro alla tua opinione personale, la tua proiezione, la tua aspettativa…?