Sto seguendo un corso online che parla di ringiovanimento. Non viene spiegato il funzionamento delle cellule, ma della mente. Sì, avete capito bene: si agisce sul corpo a partire dalla mente. Ad un certo punto l’autore, Antonio Moll, si spinge oltre e dichiara esplicitamente che nel mondo della crescita personale e della spiritualità, vengono dette un sacco di cazzate. E non potrei essere più d’accordo.
Partiamo da un semplice presupposto, un assunto che un luminare della nostra storia moderna ha distillato per noi in questa frase:
“Rendi cosciente l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita, e tu lo chiamerai destino”
Carl Gustav Jung
Possiamo decidere?
Quanti sono convinti che in noi esista una struttura immutabile oltre la quale non possiamo andare, e che non abbiamo né un libero arbitrio né la possibilità di decidere realmente e di determinare noi stessi? Vediamo come Antonio Moll cataloga il nostro materiale mentale:
“I ricordi accumulati su uno stesso soggetto o circostanza per un lungo periodo di tempo, diventano convinzioni e modelli di comportamento automatici/subconsci.
Spesso ci sentiamo tristi, ansiosi o impauriti senza un motivo apparente: si tratta semplicemente di ricordi subconsci che si attivano associando determinate persone, situazioni o circostanze a eventi passati che hanno avuto un forte impatto emotivo sulla nostra vita o su quella dei nostri antenati”.
E fino a qui, direi che siamo tutti d’accordo e possiamo dire che sì, ciò che abbiamo vissuto in passato condiziona il nostro presente, finché non ci decidiamo a dare una ripulita. Ma è proprio qui, il punto: la ripulita. L’autore prosegue:
“La nostra mente cosciente è progettata per scegliere (libero arbitrio) quali informazioni desideriamo auto-generare o addirittura rilasciare dal nostro DNA. Possiamo comandare consapevolmente alla nostra mente subconscia di immagazzinare i ricordi o di rilasciarli”.
In altre parole, ci sta dicendo che non siamo “condannati” a sperimentarci fisicamente come hanno fatto i nostri antenati, e che possiamo anche scegliere quanto le informazioni esterne interagiranno con la nostra energia o addirittura possiamo trasformare gli effetti che genereranno.
Quel dannatissimo 95%…
Sappiamo che la nostra vita è governata dal nostro subconscio per il 95%. Forse ci sfugge che i pensieri che si presentano ogni giorno sono dovuti a ricordi subconsci, e non sono affatto casuali. Quindi andiamoci piano con le accuse al povero ego e alla sua funzione. L’ego è un contenitore di informazioni. E questo contenitore si può decidere di lasciarlo pieno di porcherie, o di ripulirlo.

L’autore aggiunge anche:
“Quando agiamo passivamente e non diamo un “ordine” chiaro su cosa fare con quelle informazioni, si produce un effetto a catena per cui sembriamo vivere nelle circostanze con un potere di scelta molto limitato. Ripetiamo continuamente gli stessi pensieri, le stesse emozioni e quindi le stesse azioni e comportamenti in modo automatico”.
E attenzione, è qui che arriva la balla sull’ego e sulle lezioni da imparare. Stoppiamo tutto e facciamo un bel reset, perché se le chiamiamo “lezioni da imparare”, anzitutto suona malissimo, in seconda battuta ci colloca nell’eterna condizione di studenti pivellini impotenti, e non da ultimo questo pensiero ci getta nell’ineluttabilità della ripetizione, quasi fosse una condanna inevitabile, a causa della quale continuiamo a tornare e ritornare su questo pianeta per poter spurgare questa nostra abissale incapacità e ignoranza.
Eh no, belli!! Vediamo cosa si può fare a partire dal nostro presente, innanzitutto. Quanti di noi si sono concentrati sulla rimozione di traumi, ricordi, episodi dolorosi, conseguenze negative di azioni altrui, effetti devastanti di parole ricevute o effetti deleteri di violenze verbali, psicologiche e fisiche? Prima di dire che siamo qui per “imparare lezioni” – dato che nella nostra vita non funziona un cazzo e un capro espiatorio lo dobbiamo pur trovare – quanto ci siamo guardati dentro per levare gli effetti dei suddetti traumi?
Perché – seguitemi – se l’ego è né più né meno che un contenitore di informazioni e ricordi, e in quei ricordi ci sono aspetti dolorosi, e quei dolori creano blocchi al naturale flusso della nostra energia, è evidente che noi saremo inabilitati ad accedere alle nostre risorse più profonde. Se c’è qualcosa da imparare, qui, è come ripulire il nostro inconscio, senza fare tanti voli pindarici in scemenze spiritual-newagiste che crocefiggono l’ego come fosse il nemico dell’intera razza umana.
Questione di interpretazioni…
E a scanso di equivoci aggiungiamo anche un altro pezzo, se proprio ci tenete al tema “lezioni”: se era “previsto” che mio padre o mia madre mi prendessero a frustate con la cinghia o con la verga, francamente non lo so e fa ben poca differenza rispetto a cosa io farò di questa esperienza. Serviva per imparare una lezione? E chi lo sa, forse serviva per farmi sperimentare la mia capacità di ripulire il mio inconscio e autodeterminare il mio destino. Ma sia ben chiaro che se non mi libero di questo trauma, non riuscirò a procedere oltre. Per alcuni la “lezione” è il perdono, per altri invece non si tratta di una lezione ma di una durissima prova accorsa nella loro vita, che li porta a fare un lavoro su se stessi per uscirne vivi e tornare liberi. Si tratta sempre di liberare l’inconscio dai traumi: Carl Gustav Jung docet. Se reiteriamo il ricordo del trauma, anche a livello inconscio, resteremo bloccati lì, e io non ne farei una colpa proprio a nessuno. L’Uomo è un essere emozionale, profondamente manipolabile, ultrasensibile e per questo soggetto a sofferenze. Pensare che queste sofferenze siano studiate a tavolino per la nostra evoluzione, a me è sempre parsa un tantino forzata, come versione dei fatti. Ma di questo ho già parlato in una delle mie dirette:
Procedendo nel discorso sui vissuti e sulle decisioni, possiamo dire che quando si arriva ad un punto di saturazione, ovvero quando il dolore per ciò che stiamo vivendo si fa troppo bruciante, modifichiamo la nostra postura interiore, cioè rinunciamo a vecchie convinzioni limitanti e le sostituiamo con altre più funzionali: iniziamo a credere di doverci e di poterci togliere da una certa situazione, e agiamo.
Sempre sull’ego – che, ricordiamolo, racchiude tutta la nostra esperienza, è l’insieme di ciò che siamo su questo piano di esistenza – l’autore aggiunge:
“c’è una credenza che si sta diffondendo fortemente nel mondo dello sviluppo personale e spirituale, che confonde la mente e l’ego con i ricordi/dati/informazioni che immagazziniamo nel subconscio.
Alcuni credono nella separazione tra l’esperienza fisica e quella spirituale, in un certo senso non credono che esista un Libero Arbitrio o una forma di completa abbondanza in cui l’energia, ciò che in definitiva siamo, possa scegliere di esprimersi pienamente.
Molte persone che si avvicinano per la prima volta a questioni di sviluppo personale o spirituale in cerca di risposte, e leggono affermazioni che invitano a trascende re / ignorare / rinunciare, sminuiscono una parte di ciò che sono. A volte la confusione non ci permette di vedere oltre, generando un disallineamento con noi stessi”.
Quindi, per farla breve, cosa occorre fare per sbarazzarsi dei pesi e procedere a passi lunghi e ben distesi lungo il corso della nostra esistenza? Liberare i ricordi subconsci che hanno avuto effetti indesiderati e ci hanno bloccati o limitati, invece di dar seguito ai pipponi sull’ego e sulle sue presunte colpe. E attenzione alle credenze, perché alla fine è sulla base delle credenze che impostiamo la nostra vita e la nostra realtà (come ci ricorda lo zio Carl).
Come si fa? Esistono varie tecniche che, per la mia esperienza, devono passare dal corpo per raggiungere la mente, e devono attraversare le emozioni per riordinare le energie. Ognuno sceglierà quelle che ritiene più congeniali, ma io ho messo a punto un percorso in 9 tappe che ha l’obiettivo di agevolare l’uscita da quelli che ho definito Recinti Percettivi.
Dai un’occhiata qui, il programma inizia a Marzo 2023, ad Asti.




