Siamo generatori ambulanti di credenze

8 Maggio 2026by Elisa Renaldin

Noi siamo dei generatori ambulanti di credenze.

Vadim Zeland – ideatore del Reality Transurfing – ha spiegato molto bene come funziona il rapporto tra noi e la realtà. Osserviamo qualcosa, abbiamo una reazione, esprimiamo un’opinione, manifestiamo un’emozione, e in sostanza generiamo una relazione, un rapporto riguardo a quella cosa. Da quel momento, il nostro giudizio/parere/reazione su quella cosa, diventa un nostro modo di filtrare una realtà specifica, creiamo un assunto/credenza, o un filtro, o anche un #recintopercettivo (perché alcuni li creiamo noi, ve l’avevo detto?? 😁) e ogni volta, di fronte a quell’evento, reagiamo così e confermiamo la nostra idea/visione.

Se avessimo un’idea potenziante e una visione possibilista, andrebbe anche bene. Il problema è che, il più delle volte, la nostra reazione è di rifiuto o di critica, il che significa compromettere la comprensione del perché siamo stati coinvolti in una certa dinamica.

 

Facciamo tutto noi

Dando un significato ristretto, spesso negativo, cristallizziamo il nostro rapporto con quella realtà e tendiamo a confermare più e più volte quella versione (della serie: vedi?? È esattamente – o va proprio – come ho detto io!).
E ti credo! Sei partito da un assunto, ci hai creduto, lo hai ripetuto e confermato! Lo credo bene che va così!

E da qui scaturiscono le varie credenze del tipo:
– gli uomini… (bla bla bla)
– le persone… (bla bla bla)
– le donne… (bla bla bla)
– la vita… (bla bla bleah)
– dio….
– il mondo…
– quando….allora….
and so on (e via discorrendo)

Se provassimo a metterci nei panni di qualcun altro (obiettivo del Teatro Trasformativo: ti faccio vedere la realtà attraverso gli occhi di un altro) vedremmo cose diverse.

Se vedo cose migliori, vuol dire che a quel qualcuno le cose sono sempre andate bene? No!! Vuol dire che quel qualcuno ha visto altro, percepito altro, inteso altro. E sulla base di questo “altro” ha impostato un altro rapporto con la realtà.

Non è un dettaglio, eh.

B
Proviamo a tirare le fila

Quindi: sulla base di quello che hai decifrato e preso per buono, hai impostato la rotta della tua vita. È come aver fissato un fotogramma, continuando a rivederlo e a riconfermarlo, ignorando il resto della pellicola.
In pratica, ti sei messo da solo in un Recinto Percettivo (li chiamo Recinti autoindotti).

Se provassimo a sgombrare il campo da ogni interpretazione soggettiva, e provassimo a osservare la realtà in maniera neutra, vedremmo TUTT’ALTRO.

Lo so, lo so, ad alcuni non piacerà quello che sto scrivendo, perché quando ci si sente dire: “ciccio, guarda che l’hai tenuta in piedi te, sta storia”…vien voglia di sparare a vista. Ma ci sono passata anch’io, da lì, sapete.
Quando ho rivisto e letteralmente reinterpretato la storia che ho vissuto coi miei genitori, è stato il momento in cui ho scagionato tutti. Basta, fine, non è colpa di nessuno, liberi tutti. Ho dovuto rinunciare, però, alla mia identità ferita che reclamava giustizia (io ho la ferita da ingiustizia, infatti). Ma sapete che liberazione?

E torniamo alla domanda che ogni tanto ripropongo: vuoi avere ragione o vuoi essere felice?
Io, decisamente, la seconda.

Detto ciò, auguro una buona reinterpretazione dei fatti a tutti 🎭

Elisa Renaldin

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