Non parlo di bombe a orologeria, ma di ordigni mentali. Quelli che ad ognuno di noi si attivano quando sentiamo pronunciare certe frasi da certe persone. Questo, spesso, avviene quando una nostra esigenza o richiesta non trova accoglimento, e allora una parte di noi ferita o risentita reagisce alla velocità della luce. Ci parte la fiammata da dentro, oppure ci sentiamo implodere sotto la delusione. Se con gli estranei possiamo permetterci il lusso di dire: va beh, chi se ne frega in fondo… quando si tratta di amici, partner, figli o persone a noi vicine, invece, una parte di noi pesta i piedi.
Partiamo col dire che ogni reazione ha un significato e che, se accade, c’è qualcosa di interessante per noi da andare a guardare. Al di là del fatto se abbiamo torto o ragione – che in questi casi non è il punto importante – è prestare attenzione al perché ci sentiamo così, che è per noi rilevante. Volevamo una risposta che non è arrivata, oppure ne abbiamo ricevuta una che ci ha infastiditi: quale parte di noi aveva bisogno di attenzione?
Purtroppo, o per fortuna, gli altri ci fanno sempre da specchio, e hanno l’incredibile capacità di metterci di fronte ai nostri punti sensibili, per cui quando si accendono quelle lampadine, faremmo bene ad accogliere le sensazioni, perché lì ci sono un sacco di informazioni utili per noi. Può anche darsi che rimaniamo uno o due giorni con questo fastidio che continua a girare, perché proprio non ce la facciamo a stare zitti e dobbiamo a tutti i costi dire “questo-questo-questo-e-l’altro” a chi ci ha infastiditi, perché noi “così-così-così-e-cosà” perché “colì-e-colà-e-che-cavolo”.
Ma visto che il più delle volte parliamo di rapporti importanti coinvolti in queste dinamiche, acquisire la capacità di disinnescare quella bomba è assolutamente essenziale. Dobbiamo fare una scelta: vogliamo parlare e chiarire, o vogliamo vomitare addosso all’altro il nostro malessere? Perché da questa scelta si decidono le sorti dei rapporti. In fondo, mi spiace dirvelo, ma come ci sentiamo dipende solo e unicamente da noi, e noi abbiamo la chiave per aprire e chiudere le nostre porte.
Io una volta non riuscivo a gestire questi movimenti interni. O sbottavo o – più spesso – mi tacevo, e in nessuno dei due casi stavo bene. Come ho fatto a cambiare? Lavorando strenuamente sulle mie ferite, e imparando a distinguere le circostanze, ad accogliere il mio sentire, a prendermi cura delle mie reazioni e a comprenderle, a capire gli altri. Ho messo a disposizione ciò che so, e mi sta capitando spesso di ricevere in seduta persone che hanno bisogno di lavorare sulle relazioni, tant’è che sto mettendo a punto un percorso ad hoc proprio su questo.
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi…




