IspirazioneLifeRiscopri il tuo Sé Autentico - Elisa Renaldin

21 febbraio 2020by Elisa Renaldin

Quando alcuni leggono il titolo del mio libro “Riaccenditi!”, mi dicono: “ah, ma io non sono mica spento”, tanto quanto altri, leggendo la frase “Riscopri il tuo Sé autentico” mi dicono: “ah, ma io non sono mica falso, sono il vero me”. Ecco. Sta tutta qui, la questione: quanto realmente combaci con te stesso e quanto, invece, il tuo manifestarti è condizionato più o meno sottilmente da influenze esterne? Non sto dicendo che siamo tutti fasulli e artefatti, sto dicendo che gli strati di condizionamento che abbiamo addosso potrebbero non essere così visibili, altrimenti a quest’ora saremmo già completamente realizzati, pienamente felici e soddisfatti, totalmente coscienti del senso della nostra vita, coerenti, sereni e in pace. E invece non è così (e se tu sei già lì, ti prego di scrivermi e dirmi come ci sei arrivato). Cos’è quella sensazione che avvertiamo, di base, quel leggero senso di mancanza, quella lieve insoddisfazione, quel pensare che: “sì, va tutto bene ma…”? Io l’ho riassunto come la mancanza di noi stessi. C’è una poesia bellissima che riassume questa tanto sottile quanto invadente sensazione, scritta da Margherita Roncone:

Mi manco.
Quando mi confondo dentro inutili parole.
Quando mi infilo nella testa degli altri per cercare di coglierne le ragioni.
Quando voglio compiacere chi non lo merita, per paura di un rifiuto.
Quando pronuncio un sì a denti stretti, mentre con tutto il fiato vorrei urlare NO.
Mi manco quando spreco il mio tempo.
Quando mi perdo dietro i sogni degli altri e trascuro i miei.
Quando covo rancore per chi non merita neanche un pensiero.
Mi manco quando giro intorno alle situazioni e non affronto il problema.
Mi manco quando non ascolto il mio respiro,
quando metto a tacere il mio intuito,
quando non sorrido,
quando non mi accetto,
quando lascio che altri decidano per me.
Mi manco quando mi dimentico chi sono e cosa voglio per me stessa,
quando divento schiava di abitudini e compromessi.
Mi manco.

Allora torno a prendermi per mano.
E ricomincio a VIVERE.

Queste splendide parole la dicono lunga, su quanto trascuriamo alcune parti di noi, che invece necessitano di trovare ascolto, e di essere lasciate libere di agire e manifestarsi.

 

Ma quando e come possiamo avviare questa esplorazione, varcare quella soglia, sperimentarci e avventurarci in quella nuova dimensione di noi stessi? Nella vita di tutti i giorni, la vedo dura, a meno che non siate abituati a fare un certo tipo di lavoro su voi stessi, non abbiate alcun timore di infrangere qualche regola, uscire dalla zona di comfort, stupire gli altri, correre dei rischi e vedere che succede senza fare troppi calcoli. Diciamo, quindi, che questa è roba che scotta e non è per tutti. E allora? E allora ti devi trovare in un contesto protetto in cui tutti stanno facendo la stessa sperimentazione e non verrai preso per pazzo. Quel contesto è il teatro, ad esempio, un laboratorio in cui inizi a prendere le misure con le nuove parti di te che vuoi sperimentare. Da cosa si inizia? Dal corpo, ovviamente. Non penserai di poterti muovere nel mondo solo con l’intenzione mentale. Il tuo strumento di azione è il corpo, ed è da lì che partiremo.

Corpo vuol dire movimento, e necessariamente vuol dire anche sperimentazione, novità, fatica e sforzo. Ti porto ai lavori forzati? Non proprio: ti spingo fuori dal recinto (leggi l’altro mio articolo sui recinti percettivi) e dalla zona di comfort, se no stiamo sempre qui a raccontarcela e non proviamo a fare nulla di nuovo.

 

E poi dopo il corpo cosa facciamo? Iniziamo a usare anche la voce, come strumento di espressione ed esplorazione interiore. La voce è unita dal corpo, perché è da lì che fuoriesce, perciò il secondo passo è lasciarla libera di uscire, esprimersi, sperimentare. Siamo abituati ad un uso della voce sempre uguale, e neanche ci rendiamo conto di tutto ciò che la nostra voce rivela: tensione, calma, agitazione, emotività, controllo….dal timbro, dal ritmo e dalla corposità della voce si possono capire tantissime cose. Agire sulla voce significa agire anche sulla sfera emotiva, il che significa avviarvi verso il terzo passo.

 

Che succede poi? L’emozione. Per forza, ragazzi. Dopo che abbiamo stimolato a dovere il corpo e sollecitato per bene la voce, l’emozione è il naturale passaggio seguente. Tutto ciò che il nostro corpo trattiene si cementifica nei muscoli e nei tessuti sotto forma di tensione. Questa tensione iniziamo a scioglierla col movimento. Accompagniamo questa smobilitazione con la voce, che esprime ciò che stiamo iniziando ad esplorare. Tutto questo sollecita la parte emotiva, che a sua volta viene espressa attraverso il corpo e la voce. Questa è la Triade su cui si lavora, non solo in teatro, ma anche in altri contesti, perciò non ci inventiamo nulla di nuovo, ma proviamo a fare qualcosa che viene fatto ormai da decenni. E lo finalizziamo a riscoprire le nostre parti autentiche.

 

Perché si fanno tutti questi passaggi? Perché per scavalcare i recinti in cui ci hanno chiusi o ci siamo chiusi con le nostre mani, dobbiamo per forza fare qualcosa di diverso dal solito: usare il corpo in modo diverso, usare la voce in modo nuovo, permettere ai movimenti emotivi di essere espressi. 1, 2, 3. Ciò vuol dire che in un laboratorio di 3 incontri abbiamo risolto tutto? Certo che no, abbiamo smosso qualcosa, abbiamo iniziato a levare la polvere, abbiamo aperto una finestra e cambiato l’aria. E mica è poco. Da lì, cos’altro fare dipenderà da te: richiudo le finestre e torno dov’ero, o proseguo con un’altra esplorazione? Perché passo dopo passo, mi libero di vecchia roba che non serve e non mi appartiene più, e mi avvicino al mio vero me che, magari, è lì che aspetta che gli si dia il permesso di esistere. Fuori dalla routine. Fuori dagli schemi. Fuori dalle regole imposte o autoimposte. Sai com’è, potrebbe succedere che scopri che il tuo colore naturale è il verde, mentre sei sempre stato convinto che fosse il blu. E come lo scopri se non provi a indossarlo?

Perciò, se sei in vena di esplorazioni, ti aspetto per il primo incontro di Teatro Trasformativo, un laboratorio diviso in 3 mattine dove inizieremo a levare quella polvere.

Nel 1° incontro lavoreremo moltissimo sul corpo: esercizi di riscaldamento attorale, di percezione e ascolto corporeo, smobilitazione di blocchi fisici, stimolazione attraverso il movimento, giochi teatrali dinamici, stanchezza, sudore e fatica.

Nel 2° incontro ci concentreremo di più sulla voce: riscaldamento vocale, percezione del proprio timbro e di quello altrui, espressione emotiva attraverso la voce, rottura di schemi mentali e sperimentazioni usando gli esercizi degli attori

Nel 3° incontro esploreremo meglio la sfera emotiva, dopo una breve ripresa dei lavori fatti negli altri due incontri. Riscaldamento corporeo e vocale, e poi simulazioni, improvvisazione teatrale, giochi a coppie e in gruppo, narrazione personale e monologo. E poi si vedrà.

Ogni incontro ha questa struttura, ma in base a chi c’è, a cosa succede, al tipo di energia che offre il gruppo, potrebbero succedere cose impreviste e inaspettate, è questo il bello del Teatro Trasformativo: ha delle solide basi ma è elastico, si crea in una continua dinamica di feedback tra conduttore e gruppo, e tra componenti del gruppo, ed è per questo che è per coraggiosi, dinamici e intraprendenti che vogliono esplorare territori nuovi, in cui a volte la bussola e la cartina non bastano, e serve affidarsi all’intuito.

Siete pronti per questa avventura? Allora vi aspetto per il primo incontro

SABATO 14 MARZO alle 9.30

Presso Centro Olistico Spazio Duga
Via Sacconi, 32 – Piacenza
scrivimi a info@elisarenaldin.it se vuoi avere altre informazioni
o  telefona al Centro Duga 371.3729251 se vuoi iscriverti.

Elisa Renaldin

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