LifeQuelle giornate che iniziano storte... - Elisa Renaldin

29 luglio 2019by Elisa Renaldin

Shit Happens

Non hai ancora fatto in tempo ad aprire gli occhi, ancor prima che suonasse la sveglia, e già hai avuto quella sensazione fastidiosa. E’ impalpabile, eppure molto reale. E’ diffusa, e al contempo precisa. E’ indefinibile, ma molto chiara. E’ la sensazione che la giornata appena iniziata, sarà una giornata di merda. Oppure rischia di esserlo (non poniamo limiti alla provvidenza). Magari c’è qualche piccolo disturbo fisico, un fastidio, un doloretto da qualche parte, un cerchio alla testa, una pesantezza al collo già appena staccata la testa dal cuscino. Ci si trascina in bagno con la mente che già straripa di improperi e sfodera il suo miglior linguaggio da scaricatore di porto. Il passaggio davanti allo specchio è drammatico: una terrificante visione che di certo non incoraggia nel prosieguo delle operazioni mattutine. Mentre sei seduto sulla tazza, le più sgradevoli disquisizioni mentali fanno capolino e inizia il circo delle previsioni nefaste: non è un dialogo chiarissimo, ma la sensazione complessiva è di fastidio, come essere circondati da un gruppetto di zanzare in piena estate. Al tramonto. E con la pelle sudata. E con una t-shirt gialla addosso (che, si sa, attira gli insetti come fosse un lampione acceso).

Ed eccoci ai fornelli a preparare il caffè, con gli oggetti che ci scappano di mano, cadono per terra, col caffè che straborda, va a finire sul  piano lavoro e immancabilmente sul pavimento. Ci chiniamo per raccoglierlo con la spugna, che naturalmente puzza di piatti sporchi, e rialzandoci sentiamo una fittina alla schiena. Beviamo il caffè, e ci pare mediocre. Che strano, quella miscela super figa mono origine proveniente dalle cime dell’Honduras costa 8mila euro al chilo, eppure oggi fa schifo. Buttiamo la tazzina sporca nel lavandino, apriamo il  rubinetto per riempirla d’acqua, ma il getto è più forte di quanto serva e l’acqua schizza da tutte le parti, ci bagna il pigiama, sporca tutto il lavandino e ci arriva fino in faccia. Potrebbero partire una serie di improperi, ma decidiamo di contenerci, limitandoci a un semplice mugugno iracondo. Le operazioni del bagno proseguono, ma i tentativi di porre rimedio all’orrenda visione che lo specchio ci propone sono inutili: i capelli non stanno a posto e creano suggestioni aliene, oppure il rasoio pare essere diventato uno strumento per scarnificarci ovunque al di fuori del nostro controllo. Qualsiasi abito pare inadatto, non ci piace niente, non ci sta bene niente. L’idea di affrontare la giornata è terribile: voglia zero, energia zero. Per i più sensibili possono anche presentarsi inaspettati sintomi scatenati da produzioni impreviste di istamina: starnuti a raffica, prurito agli occhi, eruzioni cutanee, tosse ingiustificata. Un quadro clinico davvero desolante. Ebbene, com’è possibile che si verifichi questo immenso disastro quando ieri non c’era alcuna traccia di alcun vago sintomo?

Pensieri a random

La causa di tutto ciò, nella maggior parte dei casi, risiede nel tipo di dialogo che intrattieni con te stesso. Sì, può sembrare strano, forse incredibile, ma la potenza che scatenano le emissioni mentali è davvero notevole. Il più delle volte non ci rendiamo conto di cosa ci stiamo raccontando inconsciamente, ma sotto sotto, quei pensieri generano un effetto. Hanno anche la capacità di indebolire il corpo, influire sul sistema immunitario, interferire col sonno, modificare l’appetito, determinare il livello di energia fisica. E non sto scherzando. Quindi vale la pena di prestare molta attenzione a cosa andiamo confabulando per tutto il giorno nella nostra testa. L’unica difficoltà iniziale sta nel fatto che il più delle volte non ci rendiamo assolutamente conto di quali pensieri produciamo, perché siamo abituati a sfornarli a random, come ormai si è soliti dire. “Random” vuol dire proprio ‘casuale’. Eh sì, pensiamo a caso, e non ci accorgiamo di farlo. Vuol dire che siamo stupidi? No, significa che non siamo stati abituati a prestarci attenzione, e non siamo nemmeno stati informati del fatto che si può e si deve farlo.

La mente, per come è strutturata, svolge per lo più un compito di analisi e comparazione dati. Non è in grado di creare nulla, ma può solo riformulare sulla base di elementi preesistenti. Ciò che fa continuamente è rianalizzare, riadattare, ricomporre, e dissotterrare i cadaveri dal cimitero degli eventi. Eh sì, gente, è questo che fa. Specialmente se non ha un compito specifico da svolgere, si contorce su se stessa in cerca di un’attività, e il più delle volte tornerà su piste già tracciate e a risfogliare vecchie pagine. Ciò significa che tira fuori dei vecchi file dagli archivi e si mette a riconsiderare i fattori: cos’è andato bene, cos’è andato male, cosa si sarebbe potuto dire o fare, come sarebbe andata se si fossero dette o fatte cose diverse…insomma, capite che è un bell’inferno, e oltretutto non serve proprio a nulla, se non a levarci una quantità esorbitante di energia. Quella è energia mentale, che poi si traduce anche in energia fisica: tutti sappiamo che il lavoro mentale stanca. Se andiamo a dormire presi da questo chiacchiericcio, ci predisponiamo per una nottata stancante e per un risveglio poco piacevole. Ed è così che le giornate iniziano storte. Ora abbiamo svelato l’arcano. Non mi dilungherò nel precisare che se a cena vi siete mangiati un bisonte fritto bevendoci sopra un litro di Cannonau, magari questo può aver inciso sulla qualità del vostro sonno. Giusto?

Se butta male, che faccio?

Quindi la domanda è: come porre rimedio alla spazzatura introdotta nella mente il giorno prima? Cioè: come raddrizzo una giornata che parte storta? Beh, oramai ci siamo in mezzo e dobbiamo trovare una soluzione-tampone. Prima di tutto, bisogna cercare di evitare di dare corda ai pensieri disfattisti che arrivano a frotte. L’insoddisfazione e soprattutto la lamentela aumentano enormemente l’ondata di negatività. Occorre ri-direzionare pervicacemente il flusso dei pensieri, e ci vuole un certo grado di impegno. La tendenza generale è quella di lasciarsi andare in questo flusso fetido, finché non si è totalmente a terra, oppure si prosegue fino al punto di incappare in grossi fastidi, inconvenienti, contrattempi e molto altro. E’ un gioco al ribasso, se non vi poniamo rimedio immediatamente. Bisogna abbandonare completamente il preconcetto secondo cui non ci possiamo fare niente, e darsi da fare per raddrizzare il tiro. Mettiamoci bene in testa che dipende da noi, e dobbiamo imparare ad esercitare un minimo controllo su ciò che passa dalla nostra testa, altrimenti non avremo mai la benché minima possibilità di intervenire su ciò che ci accade.

Se la nostra attitudine, sotto sotto, è quella di denigrarci o di fare un interminabile elenco dei nostri difetti e delle ragioni per cui i nostri progetti e desideri non si realizzeranno mai, sinceramente aspettarsi il contrario è pura follia. Se voglio far crescere una pianta, la devo curare e innaffiare, la devo concimare, proteggerla dal gelo e liberarla dalle erbacce. Nemmeno la sempiterna edera vive in salute se non la si cura almeno un po’ (ve l’assicuro: io sono stata in grado di far morire anche un’edera!).

Un suggerimento che vi do è quindi quello di terminare e iniziare le giornate facendo una feroce selezione all’ingresso mentale: diventate i Guardiani della vostra soglia d’ingresso e fate i buttafuori. Scandagliate i vostri pensieri, chiedete loro le generalità, vedere come sono vestiti, sentite che odore hanno, e senza pietà buttateli fuori a calci se non portano contributi positivi.

Il pensiero triste o negativo a volte può entrare, perché ha un amico che lo porta dentro. In quel caso non fate a cazzotti: parlateci e chiedetegli cos’è venuto a fare in casa vostra. Deve portare un messaggio? Deve farvi riflettere su qualcosa? Vuole portare la vostra attenzione verso qualcosa che state trascurando? Vedete, a volte gli ospiti sgraditi hanno una ragione per venirvi a trovare, però non li dovete ignorare, se no finirà che diventeranno dei grandissimi seccatori. Li dovete ascoltare subito: loro parlano attraverso le sensazioni e gli stati emotivi. Fateci due chiacchiere e percepite la ragione della loro visita, dopodiché attuate gli eventuali cambiamenti che vi hanno richiesto di attuare (se no torneranno ancora e ancora…).

Sbarazzarsi dei seccatori

Detto ciò, mettiamo il caso che siate stati vittima di un assalto di gruppo e che abbiano fatto irruzione dei piccoli teppisti incattiviti che vi stanno rovinando la giornata. Provate a parlarci e non hanno nulla di interessante da dirvi. Cercate di convincerli con le buone a uscire ma se ne fregano e iniziano pure a sporcare gli arredi. In quel caso, siete autorizzati a tirare due cazzotti. Come farlo? La risposta potrà sembrarvi troppo banale, ma vi assicuro che funziona alla grande. Dovete semplicemente ignorarli. Quel genere di pensieri, esattamente come le persone, provano un sadico piacere nell’irritarvi, nell’infastidirvi, nel deprimervi…e sono lì che non aspettano altro che ciucciare la vostra energia attraverso le vostre reazioni. Lo so, potrà sembrare stana questa visione fantascientifica degna di un film horror di alieni, ma vi garantisco che ci sono meccanismi energetici che funzionano esattamente così: sono forze in contrapposizione, e vince chi attira di più e meglio l’attenzione del soggetto bersagliato. Perciò dovete trovare un punto di concentrazione che vi riporti ad un livello sufficiente di energia positiva. Fate di tutto per spostare il focus mentale, cercate ovunque un appiglio, un’immagine, un ricordo, una sensazione, un’idea che vi fa stare meglio e aggrappatevici. Entrate nelle sensazioni che vi genera, gustatele appieno e lasciate fuori tutto il resto. Si tratta di attuare un camuffamento energetico, passatemi il termine. Cambiate il vostro aspetto e i seccatori non vi troveranno più. Loro erano in cerca di quella persona che si deprimeva o si irritava con un nonnulla. Voi non rispettate lo schema, vi travestite da persona serena e inamovibile, e loro resteranno disorientati. Provare per credere.

Un’altra bella tattica è ironizzare. Ironizzate su tutto: sul caffè che è caduto per terra, sugli schizzi d’acqua nel lavandino, sulla vostra brutta faccia allo specchio. Fatene motivo di ironia. So che inizialmente è difficile, ma anche in questo caso, si tratta di stabilire nuove abitudini. Abbassate il livello di importanza di queste piccole seccature, in fondo sono delle banalità, e si può ben ridere di questi minimi fastidi. Se proprio non ci riuscite, richiamate alla memoria un episodio divertente, ripensate a qualcuno o a qualcosa che vi ha fatto ridere, ma levatevi dallo stagno putrido del lamento e del fastidio. Sono sabbie mobili che vi tirano sempre più giù. Aggrappatevi alla liana dell’ironia e tiratevi su, anche se è richiesta una certa fatica. Sarà ben ripagata. Bene, e ora che avete letto tutto questo, cosa aspettate a mettervi in moto? Un’altra tattica fantastica è muovere il corpo, sì. Alzatevi, scuotetevi, saltellate, fatevi venire il fiatone. Usate la musica, cambiate drasticamente stato psico-fisico, e poi resistete alla tentazione di ritornare col pensiero alle seccature. Restate nelle sensazioni buone e concentratevi su ciò che di positivo potrebbe esserci oggi, anche se è solo un’ipotesi. Ipotizzare eventi positivi predispone alla loro realizzazione, cioè: aspettarsi che le cose andranno bene, funge da catalizzatore per eventi fluidi o facili da gestire, esattamente tanto quanto ipotizzare scenari negativi, predispone ad una serie infinita di fastidi. Tenete fuori dalla porta il dubbio e il cinico scetticismo, non aiutano e non servono. “Sì ma io…” no. “Sì però non…” No. “Eh ma non…” NO. Finitela! Avete in mano il volante della vostra mente, decidete voi dove andare. O preferite farvi condurre a random da ospiti sgraditi che hanno invaso il vostro appartamento? Vedete voi. Poi non dite che non ve l’avevo detto… J


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Elisa Renaldin

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