La nostra interiorità non è per forza un campo di battaglia, sebbene a volte ci possa sembrare di avere a che fare con dei titani più grandi di noi e infinitamente più potenti, contro i quali combattere.
Ma come ci insegna l’arte degli scacchi, non si tratta di menare fendenti a destra e a manca, quanto piuttosto di usare una strategia.
È che purtroppo a volte la guerra si estende anche verso i nostri territori più intimi, quelli che in teoria andrebbero protetti più di ogni altra cosa, quelli sui quali idealmente dovremmo fare i passi più sicuri.
E se scatta l’auto-aggressione, allora ci troviamo esattamente tra due fuochi: quello che avvertiamo come minaccia esterna (problemi, situazioni contingenti, difficoltà varie) e quello che diventa una minaccia interna (autogiudizi, commenti negativi su noi stessi, rifiuto di ciò che sentiamo, processo alle nostre stesse emozioni, negazione del sentire).
È qui che serve una strategia di autotutela.
Da cosa iniziare?
La prima cosa da fare è smetterla con le autocritiche sul perché e sul percome ci sentiamo in un certo modo.
E poi smetterla anche con l’idea e la percezione di essere (sparo a caso) falliti, incapaci, sempre fermi allo stesso punto, recidivi e via discorrendo.
Questa guerra è la più dannosa in assoluto, perché ci priva della sensazione di auto-efficacia.
E sì, lo so che magari ci siamo già cascati 800mila volte. Sempre negli stessi punti.
E allora, evidentemente, non abbiamo usato gli strumenti giusti, oppure c’è ancora qualcosa che non abbiamo sanato fino in fondo.
Oppure, molto più semplicemente, dovremmo davvero finirla di aspettarci da noi stessi “perfezione h24”.
“No ma io vorrei solo stare bene, che cavolo”.
Sì, lo vorrei anch’io, credimi.
È tutta la vita che lotto e combatto coi miei punti deboli. E sta proprio qui, il punto. Smetterla una buona volta di combattere con un presunto problema/punto debole.
“Eh ma così finisce che mi siedo, mi lascio andare, e vado sempre peggio”.
Domanda: ma lottare contro te stesso/a e insistere con gli autogiudizi e le forzature, dove ti ha portato/a? A stare meglio? Se sì, spiegami come hai fatto, please.
Io ho solo collezionato una serie di frustrazioni infinite.

Perché succede e come uscirne vivi
Ripartiamo da qui: quando stiamo male o ci sentiamo giù, abbiamo perso l’orientamento, ci siamo spostati in territori energetici lontani dal nostro Sé. Tutte le volte in cui stiamo male, siamo lontani dal nostro Sé Autentico. Le emozioni negative sono lì a ricordarci che siamo andati fuori rotta.
Perché non ce ne siamo accorti? Perché tutto parte da dei pensieri striscianti, difficilmente intercettabili. La ripetizione di certi pensieri amplifica certi stati d’animo, che poi deflagrano in un immenso, gigantesco, stratosferico sentirsi di merda.
Abbiamo lasciato troppo spazio agli invasori, e siccome è l’ennesima volta che succede, ce la siamo presa con noi stessi e ci siamo massacrati di commenti e critiche sul fatto che stiamo male e che non vorremmo stare così.
Ecco fatta la frittata.
E ogni minuto, ora e giorno trascorso così, peggiora la nostra condizione interna.
“Quindi come ne esco, Elisa?”
Non ho la soluzione a tutto, ma posso richiamare la tua attenzione sul fatto che esistono i trattati di pace. E per arrivarci, si passa da tre fasi:
– Cessate il fuoco
– Tregua
– Armistizio
Cessate il fuoco (stop immediato e tattico delle armi): prima fase necessaria, azione decisa e volontaria per farla finita col giudice interiore o chi per esso, impedendo l’auto-massacro per auto-critica.
Smetti di darti addosso.
Fai tacere quelle voci un momento.
Tregua (pausa per scopi umanitari e soccorsi): seconda fase in cui ti concedi il lusso di accogliere ciò che c’è, in assenza di conflitto e giudizio. Non prendertela con te per come stai, ma accogliti per come stai. Qualcosa in te reclama attenzione, concedigliela. A volte può bastare rimanere in ascolto profondo, con le mani appoggiate sul cuore.
Armistizio (accordo che stoppa la guerra in attesa della pace): trova un modo per risollevare la tua condizione interna. Dai voce a quelle emozioni, interroga il cuore e scrivi ciò che emerge, rispetta lo stato in cui ti trovi e considera che gli scivoloni accadono, si tratta di recuperare posizione al più presto, anziché torturarsi perché la si è persa (chiaro?).
Possibili strumenti
Nel percorso “Vita fuori Copione” trovi tutti questi passaggi (e moooolti altri):
– uso corretto del LOGOS (attenzione a pensieri e parole)
– sviluppo dello stato di Presenza
– metodo SHHH (silenzio, sciolgo, scelgo)
– passare dal 1° al 2° piano (cambio di percezione e uscita dai Recinti Percettivi, o se vuoi uscita dal personaggio e dal copione).
Questo e molto altro veicolato attraverso:
– contenuti video
– contenuti audio
– contenuti di testo
– pratiche
– esercizi quotidiani e settimanali
– sessioni online (individuali e di gruppo)
– incontri in presenza
È tutta la vita, che ci sbatto la testa, questo percorso è il condensato di mille tentativi, il distillato per venire a capo di una serie di rotture di scatole tra cui:
– gli altri non mi capiscono
– non riesco ad esprimermi
– mi sento bloccato/a
– c’è qualcosa che non va in me
– tanto ormai…
– ho provato mille cose ma niente è servito
– mi ritrovo sempre allo stesso punto
– le mie relazioni sono un disastro
– sono stanco/a di combattere
– mi perdo sempre
– ricevo giudizi e critiche dagli altri
– sono in lotta con me stesso/a
– sento di avere un’energia potente che non riesce a uscire
….ce n’è abbastanza? No perché la lista è più lunga di così, e a breve ne saprete di più, ma per oggi… tregua.
😉✌️😎




