No, tranquilli. Non sto dipingendo un mondo in cui siamo circondati da ex partner che non avremmo nessuna voglia di rivedere. Intendo dire che molti sono “ex qualche cosa”. Ci sono ex militari, ex sportivi, ex dirigenti, perfino ex donne o ex uomini. Ci sono ex milionari, ex carcerati, ex spacciatori, ex suore, ex fumatori. Anch’io sono una “ex” (più d’una, a dire il vero!).
Essere “ex qualche cosa” significa aver attraversato un profondo cambiamento, tanto da non identificarsi più con “quella cosa”. Eh sì, perché si tratta di vere e proprie Identità. Il cambiamento, infatti, è così difficile perché spesso ci areniamo proprio lì: non riusciamo a far coincidere ciò che vorremmo essere con ciò che al momento siamo, o non siamo disposti a mollare l’idea che abbiamo di noi.
Un fumatore, ad esempio, ha una sua precisa identità, è inserito spesso in un contesto in cui condivide l’atto di fumare, e vede se stesso nell’atto di fumare. La sua immagine è legata alle sigarette, la sua psicologia è fusa nel fumo, per così dire. Le abitudini ci formano profondamente, e lasciarle andare richiede uno sforzo su più fronti. E allora occorre partire anche da questo: l’immagine che si ha di sé, costruendone una nuova.
Purtroppo a volte accade che ci si leghi talmente tanto alla propria immagine inserita in quel contesto lì, da non riuscire a vedere altro, della serie: ma se non sono quello, allora cosa sono? E questo senso di vuoto e smarrimento è sufficiente a far indietreggiare anche l’esercito cartaginese. Mi spiego? Se non mi sgancio dalla vecchia Identità, non potrò agire diversamente. Se non divento “ex” riguardo a quella cosa, non riuscirò a costruire il nuovo dentro di me (e quindi fuori).
Come si fa?
Si va per gradi. Le abitudini, anche le peggiori, sono state costruite con costanza e ripetizione, e quindi va applicato lo stesso metodo, perché funziona. Si iniziano a sperimentare nuove attitudini, nuovi atteggiamenti, nuovi percorsi di pensiero. Si deve fare un passo, insomma, fuori da un Recinto Percettivo Individuale, che riguarda quindi la percezione di se stessi. Bisogna pensarsi diversamente, costruire letteralmente una nuova immagine nella nostra testa, e far girare la pellicola del nuovo film, ripetutamente.
Non ho certo scoperto l’acqua calda, nel dirvi questo, ma non è una tecnica che usano in molti. Perciò vi esorto a provare: se c’è qualcosa di voi che volete cambiare, iniziate da lì, dall’immagine di voi che proiettate sullo schermo. Visualizzatevi in un contesto diverso, con un atteggiamento diverso, ad agire in modo diverso. Sentitevi capaci, sentitevi bene in quella nuova identità, esercitatevi come farebbe un attore nell’interpretare una parte (e ve lo dice un’attrice e insegnante di teatro!! Sono credibile!!).
Fatemi sapere com’è andata e cosa avete visto e sentito, vi va? Ma dovete farlo un po’ di volte, eh! Non si diventa “ex” in quattro e quattr’otto, come ben sappiamo. 😉




