Quando si attraversa un momento difficile, a volte capita che a un problema se ne aggiunga un altro, e poi un altro e un altro ancora.
È come scivolare giù lungo una china pericolosa che ci fa perdere il controllo di noi stessi.
Il mio suggerimento non è “l’autocontrollo” così come normalmente inteso, perché per quanto a volte possa essere efficace, è pur sempre una forzatura e un’imposizione. A volte serve, si arriva al punto di doversi tirare due schiaffoni, ma si può intervenire anche un filo prima, ecco.
Ognuno di noi ha degli strumenti, delle boe, dei salvagenti che lo possono aiutare: sono tutte quelle azioni o attività che sappiamo essere benefiche per noi.
Nei miei corsi li chiamo “gli scalini” che ci riportano dal 1° al 2° piano (ricordate la metafora del palazzo a 3 piani, vero?). Può trattarsi di una camminata nel verde, di una nuotata, di mettersi a dipingere o a cantare.
Ora…. lo so…. lo so…. a volte si è scivolati un pochettino troppo lungo la china… e anche queste azioni benefiche risultano difficoltose. Per assurdo, ciò che potrebbe farci stare meglio, non lo facciamo. Qua serve preparare le contromisure in anticipo, vediamo come.
Molti di noi hanno sperimentato tecniche, appreso metodi, verificato che alcuni semplici strumenti servono (dalle tecniche di respiro alle Tecniche di Trasformazione Percettiva, per chi le ha sperimentare con me nei corsi o in sessione) ma mannaggiallamiseriaccialadraimpestata…. in quei momenti ce ne dimentichiamo. È come se l’hard disk fosse talmente pieno di processi mentali ed emotivi (verso il basso, naturalmente) che non c’è più spazio. La memoria è momentaneamente satura, ci sono troppe applicazioni aperte.
In quei casi dobbiamo chiudere le applicazioni. Nei casi nostri, è sufficiente spostare l’attenzione, e possiamo farlo se abbiamo lasciato tracce a portata di occhi: dei piccoli promemoria sparsi nell’ambiente intorno a noi.
Sì, quei post-it che dopo 10 volte non vedi più, ma sono lì a ricordarti qualcosa. Cosa avremo scritto preventivamente su quei piccoli promemoria? Le nostre ancore. Quella tecnica che ci aveva tanto aiutato. Quel mantra che ci aveva ricentrato. Quell’audio o quel video che ci aveva rimessi in bolla. Quelle frasi dette mettendo le mani in un certo modo, che ci avevano alleggerito.
Piccole cose, che non necessitano di sforzo fisico, di mettersi a fare cose, né cambiarci per uscire di casa. Molto meno. Ma è già un piccolo passo.
A volte, per assurdo, non dobbiamo fare assolutamente nulla, se non metterci in ascolto senza lottare, perché spesso si attiva quel programma del dover essere performanti, perfetti, belli e fighi… e che porca di quella… invece siamo gli sfigati sempre impantanati in quella melma.
Se ci allontaniamo da noi stessi troppo a lungo, sì, si ricade nel pantano. Chi ci toglie da lì? Possiamo farlo soltanto noi.
Vi dirò che delle volte…. una delle cose più straordinariamente efficaci, è l’ascolto profondo di noi stessi, con amorevole cura e attenzione. Provare a comunicare col proprio Cuore, e farlo esprimere. Diamo tanto spazio alla mente e così poco al Cuore (energetico). La sola apertura verso noi stessi e l’accettazione di come stiamo, senza spingere né tirare da nessuna parte, può fare grandi cose.
L’obiettivo non è solo “stare meglio” o “uscire da qui”.
L’obiettivo è riconnetterci. Lì arrivano tutte le risposte, gli strumenti e le soluzioni.
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