Sentirsi separati da se stessi è una piaga mondiale. Veniamo cresciuti sentendoci dire che non andiamo bene come siamo, forzando noi stessi ad adeguarci a ciò che gli altri si aspettano da noi.
C’è una parte autentica che viene negata, e una fasulla che viene accettata. Per non soffrire, ci adeguiamo e diamo spazio a quella che (in teoria) viene accettata. Per forza, inizia una separazione da noi stessi.
Ma il punto non è che il Sé Autentico è sbagliato, ma che – essendo vero e potente! – mina le sicurezze di chi, intorno a noi, vuole sentirsi al sicuro. E allora, la società, ci infila immediatamente dentro a dei Recinti Percettivi individuali (ovvero i primi copioni che impariamo a memoria), per tenerci buoni e non scuotere le certezze di chi non vuole mettersi in discussione. Questa è, basilarmente, la dinamica.
E com’è che ci adeguiamo?
Che accettiamo quella forzatura e andiamo avanti con fatica, continuando a sottostare a questa dittatura interiore… per non perdere l’amore e l’approvazione di chi abbiamo intorno. Ci mettiamo una bella maschera e assecondiamo gli altri, pur di avere il loro amore o la loro attenzione.
Poi uno viene a un mio corso di teatro e gli dico che levarsi quella maschera lo aiuterebbe a ritrovarsi, e che verrà accettato se si mostrerà per ciò che è. E insorgono obiezioni del tipo: gli altri non mi accettano se mi mostro per ciò che sono.
Ah sì? E cosa stai mostrando, di te, esattamente? Il vero volto? Sul serio?
No, mio caro. Stai mostrando ancora un’altra maschera.
È capitato anche a me, sapete, di mostrare degli aspetti che ritenevo “autentici”, ma che non lo erano affatto.
Distinguiamo “vero” da “autentico”
…se no non ci capiamo. Vero può essere uno sfogo emotivo, un moto di rabbia, un crollo di nervi. Tutto vero. Ma non autentico, nel senso che anche quella roba non siete voi. Sono ferite che emergono. E le ferite sono altre maschere.
Non so se vi è chiaro…. ma vi sto dando una chiave di lettura per capire per quale dannata ragione, quando secondo voi state mostrando una parte autentica, la gente vi rifiuta un’altra volta.
Perché quelli non siete ancora voi!! E allora come si fa? Si tiene tutto dentro? Certo che no. Si trova un contesto, un ambiente protetto in cui levare le maschere una alla volta, rilasciando gli accumuli emotivi di una vita… finché il vero Sé non emerge, dai bassifondi.
Sì, bisogna lavorarci su
La mia idea di Teatro Trasformativo è proprio questa. Io lo so bene che ai miei corsi ci sono tante maschere, ma siccome io vedo al di là di quegli strati, per me la bellezza e la meraviglia del mio lavoro è quando iniziano a cadere, e vedo prima le corazze difensive, poi le fragilità, poi la parte innocente, e poi da ultimo il vero sé. Richiede tempo, fare questi passaggi, e lavori extra, per questo faccio anche sessioni individuali con le Tecniche di Trasformazione Percettiva: per integrare il lavoro di gruppo e quello individuale e accelerare il processo.
Abbiamo tutti dei gran detriti depositati sul nostro Sé Autentico, e il dono più grande che possiamo farci è rimuoverli anziché far finta che quella roba sia nostra. L’ho dovuto fare io per prima, e questo è l’aiuto che posso offrire, né più né meno di ciò che ho appreso ed esperito io (e sto ancora levando roba……..).
Un abbraccio a tutti quelli che sono sul Percorso. 💗




