È che forse siamo stati abituati a pensare che le persone “migliori”, quelle “vincenti”, o “di successo” siano quelle che riescono sempre in tutto quello che fanno. Alzano un dito e magicamente, manco fossero Gandalf del Signore degli Anelli, tutto si forma sotto ai loro piedi.
Vi do una notizia: non è così, e anche loro si sono fatti, o ancora si fanno, un mazzo così.
Ma il mazzo, per come la vedo io, consiste in una duplice azione: sistemare l’interno per poi agire all’esterno. Una cosa senza l’altra ci rende inefficaci, perché possono verificarsi queste due evenienze:
1. lavoro come un pazzo, faccio mille cose, mi do da fare, cerco di realizzare progetti e concretizzare un desiderio… ma gira che ti rigira, faccio sempre fatica e le cose non si avviano, o solo in parte, o solo temporaneamente.
2. mi occupo della mia interiorità, medito, prego, faccio percorsi psicologici o spirituali, studio, uso tecniche e strumenti… ma le cose non succedono, non si avviano, non si manifestano.
In entrambi i casi, mi manca un pezzo.
O troppo di qua, o troppo di là
Nel primo caso, mi sto concentrando troppo sull’esterno: vado, faccio, disfo, brigo, rifaccio, corro qua e là, senza prestare attenzione a cosa mi succede dentro, specie quando le cose non vanno in porto.
Nel secondo caso, mi sto concentrando solamente sul dentro, ma non sto facendo azioni concrete, pensando che l’universo mi recapiti il pacco sorpresa davanti alla porta di casa. In sostanza, non mi assumo dei rischi e non esco dalla zona di comfort.
In tutto il marasma di informazioni e letteratura sul tema, abbiamo finito col credere che:
A. bisogna agire e basta, costi quel che costi
B. l’azione non serve, avviene tutto dentro
Questi due assunti hanno entrambi un fondo di verità.
Fallire tante volte
Partiamo dalla frase che mi ha ispirata oggi: un leone, prima di portare a compimento la caccia, fallisce 75 volte.
75 volte!! Se fosse un umano, come minimo si arrenderebbe pensando di essere un fallito, o che un volere superiore lo tenga lontano dal suo pranzo in attesa che i tempi divini si sviluppino.
Invece il leone cosa fa?
1. non gli viene nemmeno il mezzo dubbio che non sia capace di cacciare una preda. Non importa quanti tentativi dovrà fare, lui ce la farà. Ha una fede incrollabile, su questo (anche perché ha fame)
2. Lo fa. Lo rifà. Insiste. Ci riesce.
Il leone agisce nella giusta sequenza:
– sa e sente di poterlo fare
– si organizza e agisce
– non riesce, si butta l’insuccesso alle spalle e ci ritenta
– persevera finché non l’ha fatto
E inoltre:
– non si fa nessuna pippa mentale
– non si aspetta che qualcun altro faccia le cose per lui
– non si lamenta
– non dà la colpa a qualcun altro
– non prega gli dei della foresta perché gli servano il pranzo
– è consapevole del suo ruolo e di ciò che deve fare
Tutto in due passaggi
Allora, abbiamo giocato un po’ con questa metafora, ma nemmeno troppo. La sintesi estrema è questa:
– agire senza aver messo in ordine le energie dentro, risulta inefficace o perfino controproducente
– occuparsi solo dell’interiorità senza muovere un passo nella materia, idem (e a volte, di passi, ce ne vogliono 10mila, non uno).
L’azione, la perseveranza e la volontà ci aiutano a sviluppare quelle qualità che ci rendono centrati, disciplinati ed efficaci. E il lavoro interiore ci consente di ottenere le stesse cose. Uno senza l’altro non sono abbastanza.
Chiediamoci, ogni tanto: quanto equilibrio c’è, in me, tra le azioni interne e quelle esterne? Anche Vadim Zeland ha spiegato molto bene questi concetti: immagine mentale, energie in ordine, centratura, e poi…. azione!
Chiudo qua che s’è fatta ‘na certa.
Ci vediamo al prossimo articolo.
Roaaarrrrr!!!!! e buona giornata!




