IspirazioneLifeEsci dal recinto e diventa chi sei - Elisa Renaldin

15 gennaio 2020by Elisa Renaldin

Morpheus: Tu credi nel destino, Neo?

Neo: No.

Morpheus: Perché no?

Neo: Perché non mi piace l’idea di non poter gestire la mia vita.

Morpheus: Capisco perfettamente ciò che intendi. Adesso ti dico perché sei qui. Sei qui perché intuisci qualcosa che non riesci a spiegarti. Senti solo che c’è. È tutta la vita che hai la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra, nel mondo. Non sai bene di che si tratta ma l’avverti. È un chiodo fisso nel cervello. Tu sai di cosa sto parlando.

Neo: Di Matrix.

Morpheus: Matrix è ovunque. È intorno a noi. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.

Neo: Quale verità?

Morpheus: Che tu sei uno schiavo, Neo. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente. Nessuno di noi è in grado, purtroppo, di descrivere Matrix agli altri. Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è.

 

Le parole che Morpheus usa rivolgendosi a Neo nel film “Matrix” ci catapultano di colpo in ipotesi non esplorate fino a un momento fa. Non ci metteremo a parlare di cos’è Matrix, ma di che cosa matrix può rappresentare per la vita di ognuno di noi.

 

“Sei nato in una prigione che non ha sbarre, non ha mura, che non ha odore”

Questa è la descrizione che più si avvicina al concetto di “recinto”. Quando un animale nasce e cresce all’interno di un recinto, non ha la sensazione di avere dei limiti. Può muoversi, può respirare aria fresca e vedere il cielo. Interagisce con altri animali che seguono le stesse regole, e questo lo fa sentire al sicuro, facente parte di una comunità in cui è accettato. Va apparentemente tutto bene, lì dentro, ma… C’è un MA. Dentro di lui, esiste da sempre una parte innata, indomita e selvaggia, un elemento essenziale della sua vera natura, un impulso, un istinto primordiale, che manda dei segnali non sempre riconoscibili di primo acchito.

L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse”. Ognuno è apparentemente “libero” di fare ciò che crede, di agire, di realizzare progetti…ma c’è una sensazione di fondo che non se ne va mai. La percezione che c’è dell’altro, che ci può essere di più. La sensazione che noi possiamo essere di più. Non è una vera gabbia, il posto in cui siamo, non ci sono spazi angusti e sbarre a limitare la visuale: possiamo vedere il cielo e le nuvole e sentire il calore del sole. Possiamo muoverci e interagire. Lo spazio delimitato dal recinto può essere anche molto ampio, così tanto da non percepire nemmeno la presenza di un recinto o di una staccionata. Ma una parte molto profonda di noi, l’innato, sa. L’Anima ha percezioni che vanno oltre quelle degli occhi fisici, e una conoscenza che va oltre quella mentale. Lei si estende oltre ogni confine fisico e non fisico, perciò avverte molto nettamente la sensazione di limite e impedimento, specie se protratta nel tempo.

Come fa una creatura a rendersi conto di stare in un recinto, se quasi non ne avverte la presenza?

Le possibilità sono queste: o la pressione interna data dalla sua Anima è diventata insostenibile, perciò a livello intuitivo sa perfettamente che c’è altro ed è spinta ad avventurarsi oltre, oppure qualcuno l’accompagna fuori e le mostra ciò che finora non ha visto e sperimentato: una nuova dimensione di sé, dove inizierà a riconoscere il vero dal falso. Molto frequentemente, la Vita ci catapulta in situazioni dolorose e a volte al limite della sopportazione, perché l’attrito creato da questi episodi ci renda coscienti dei limiti e ci mostri la Verità sul recinto in cui siamo – nostro malgrado – inconsapevolmente chiusi.

Il più delle volte si tratta di cambiare la percezione di se stessi, e questo avviene sperimentando altre versioni di sé, cimentandosi in nuove azioni, provando nuove identità, vestendo altri abiti, indossando altre maschere, laddove la maschera non è una difesa e un modo per nascondersi, ma un modo per giocare a nuovi ruoli consapevolmente.

Eccovi spiegato, in sostanza, cos’è e cosa fa il Teatro Trasformativo, fruito attraverso un workshop.

Se, quindi, voglio provare un nuovo ruolo, che devo fare? Mettere da parte l’abitudine, abbandonare per un momento le mie solite modalità, togliermi l’identità che di solito abito, ed entrare in un’altra “dimensione” attraverso il gioco, la simulazione, la sperimentazione. Così avrò modo di scoprire aspetti nuovi di me e iniziare a distinguere il vero dal falso, anche se ciò necessita di coraggio, poiché uscire dalla propria zona di comfort è assolutamente necessario, altrimenti non si attua una vera e propria uscita dal recinto.

Uscire dal recinto anche solo per due ore, come se stessimo facendo una gita fuori porta, non è affatto banale, né tantomeno inutile, perché ci permette di vedere altro e di vedere oltre. Entriamo in un nuovo panorama emotivo, esploriamo nuove zone mentali, facciamo nuove esperienze corporee. Ci concediamo, insomma, di oltrepassare un confine che fino a quel momento era rimasto invalicato.

Per permettere a chi desidera fare un passo fuori dal recinto, ho ideato diversi percorsi esperienziali, che rientrano tutti nel concetto e nella definizione di “Transformational Experience”, semplicemente perché consentono o favoriscono una trasformazione. Quello di cui ti vorrei parlare oggi si chiama “Brucia i tuoi limiti: libera il corpo e dissolvi ciò che blocca la tua espressione”.

Su cosa lavora questo workshop? Sulla spontaneità e sulla libertà di espressione. Facciamoci due domande: cosa accade nel momento in cui l’istinto ti porta a fare un movimento o un gesto ma c’è un freno inibitore che te l’impedisce? Ti è mai capitato di non riuscire a parlare di fronte a qualcuno per un blocco che sentivi? Oppure ti sei censurato a volte dal dire ciò che pensi?

Gli effetti del recinto a lungo termine

Stare nel recinto a lungo, e assorbire le regole e i dettami che l’educazione ci ha imposto, fin da bambini, ci ha posto davanti dei limiti ed una serie di vincoli. Con il tempo il corpo è stato abituato ad essere contenuto e ristretto in pochi gesti consentiti, rendendolo del tutto bloccato, frenato e non autentico. La conseguenza di questi limiti è una perdita della spontaneità e della gioia. Inoltre capita fin troppo spesso di essere costretti a trattenersi nell’espressione vocale o verbale, non potendo o non volendo esprimere i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Si ha paura di urtare, di offendere, di ferire coi gesti o con la voce…oppure si teme il giudizio altrui. A volte il blocco parte proprio da dentro, e non ci si dà il permesso di esprimere se stessi attraverso le proprie parole oppure non ci si dà la possibilità nemmeno di un’emissione vocale udibile, o per timore o per timidezza.

E quindi, come agire?

Qui entra in gioco il Teatro Trasformativo, perché sarà lo strumento attraverso cui ti guiderò in questo workshop intensivo in cui verrà usato il corpo in maniera innovativa, esplorando tutte le sue potenzialità e possibilità. Il corpo può divenire strumento di espressione emotiva e creativa grazie al quale è possibile ritrovare la propria spontaneità. Tre ore di esplorazione alla radice della tua espressività e potenzialità corporea, vocale e verbale.

Perciò, se anche tu sei tra coloro che sentono il desiderio di riappropriarsi della forza che deriva dall’affermare se stessi attraverso la voce, e se desideri riscoprire il corpo come strumento di espressione emotiva e creativa, Brucia i tuoi limiti” è un workshop grazie al quale potrai sperimentare come si possa passare da un uso censurato della voce e delle emozioni ad un uso pieno e consapevole, e come sconfiggere le paure che bloccano l’azione spontanea, riscoprendo il piacere del movimento e del contatto fisico con se stessi e con gli altri.

In sostanza, farai una prima uscita dal recinto, muovendo qualche passo in un territorio nuovo.

E’ adatto a te se desideri:

  • ritrovare una confidenza col tuo corpo
  • entrare nella dimensione del gioco come strumento di esplorazione
  • uscire da uno schema percettivo di te stesso limitante
  • sconfiggere le paure che bloccano l’azione spontanea
  • iniziare ad abbattere giudizi e autogiudizi negativi su te stesso/a
  • riscoprire il piacere del movimento spontaneo e la bellezza del proprio corpo in movimento
  • ritrovare la libertà del contatto fisico con te stesso e con gli altri
  • entrare in confidenza con la tua voce e permetterle di uscire in maniera più sicura

PROSSIMA EDIZIONE DEL CORSO

SABATO 8 FEBBRAIO ORE 9.30

Presso Centro Olistico Spazio Duga
Via Sacconi, 32 – Piacenza
scrivimi a info@elisarenaldin.it se vuoi avere altre informazioni o iscriverti.

Elisa Renaldin

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