Cos’è un’umanità disgregata?
Sono le disgiunzioni emotive, le separazioni animiche, le divisioni a causa di idee che creano conflitti. Nella storia ne abbiamo a bizzeffe perché il Sistema ha creato situazioni per generare divisioni e scontri di ogni tipo, dalle guerre alle religioni, solo per citarne alcuni. Qualcuno ritiene che l’uomo sia un danno, un virus, un problema da estirpare, ma se fosse lasciato in santa pace a vivere la sua vita, ho idea che molti dei conflitti della storia, non si sarebbero mai verificati. Se osserviamo la storia dell’umanità, vediamo che regolarmente accade qualche catastrofe: nel momento in cui ci si avvicina alla prosperità, alla pace, al benessere…ecco che accade qualcosa ad interrompere questo processo.
Molti ritengono che il momento nel quale l’uomo sta bene, coincide con l’inizio del declino, mentre invece – a mio modo di vedere – quando c’è una tregua è il momento in cui l’uomo tira il fiato, prende aria, e le anime – sgravate dai pesi enormi che vengono buttati addosso – incominciano ad espandersi, dando via ad un accrescimento della coscienza e ad un evoluzione in positivo. Questo, però, non fa tanto comodo a chi ci governa “nel dietro le quinte”, ragion per cui vengono inseriti degli elementi di disturbo, e al contempo ci viene raccontato che queste interferenze sarebbero a favore dell’evoluzione dell’umanità.
Ognuno interpreta gli accadimenti drammatici come meglio crede, ma il punto è che questi eventi – ripetuti – creano divisione, poiché una guerra non riappacifica, i fondamentalismi religiosi dividono, e non è mai stato fatto nulla per porre fine all’eterno conflitto fra gli uomini e le donne. Anzi: il Sistema crea intenzionalmente le divisioni perché sa che tenendo gli individui – e l’umanità in genere – separati, li si può governare meglio mantenendo il controllo. Se noi abbiamo la capacità di vedere che tutti i conflitti sono stati causati intenzionalmente e che le divisioni sono il risultato di manipolazioni delle percezioni, possiamo iniziare a fare un drastico cambio di prospettiva.
Dal 2020, quando è iniziata la cosiddetta pandemia, sono state generate delle divisioni ancora più profonde, andando a colpire direttamente la vita degli individui e spaccando rapporti interpersonali di grande importanza, tra genitori e figli, tra coniugi, tra gruppi di amici. Com’è potuto accadere? Sono state tirate in campo delle fedi e delle credenze non più inerenti a temi precedenti e relativi ai conflitti mondiali, come il patriottismo o la nazionalità, o dio e la fede, ma la salute, la sanità e i valori. Hanno creato uno scontro di valori violentissimo. Come ci sono riusciti?
Come spesso ripeto, i recinti percettivi sono uno strepitoso strumento di divisione, fanno leva sulle paure e si appoggiano su dogmi e credenze radicate. Non si costruisce un recinto percettivo in una notte: ci vogliono anni, a volte anche secoli per stabilizzare in maniera permanente un recinto percettivo, il che significa che quando il sistema riesce ad instillare nella mente collettiva un certo credo, può cominciare a proporre delle soluzioni, o imporre delle soluzioni, sapendo di avere successo poiché il credo alla base di tutto, è stato ampiamente assorbito e interiorizzato.
Solo per fare un esempio, il recinto percettivo attualmente vigente relativo al tema salute/sanità, è stato costruito circa a metà del 1800. Sulla base di quella costruzione ideologica, è stato possibile generare una serie di conseguenze, compresi divisioni e conflitti. Dal momento in cui una percezione relativa a un’area dell’esistenza viene accolta, tutto ciò che verrà detto, chiesto, proposto o imposto, sarà accolto perché connesso al credo di base. Il recinto percettivo in cui sono incappati moltissimi sostenitori delle scelte anti-salute decise dai governi centrali, sta in piedi sulla base di altri recinti inseriti 5 anni fa, 15 anni fa, un secolo fa e anche più indietro.
Cosa possiamo fare?
Qui ci sono almeno due posizioni differenti: c’è chi spera in un risveglio collettivo, immaginando che improvvisamente la gente aprirà gli occhi e capirà tutto. Ora: che ci possano essere delle favorevoli congiunzioni astrali, energetiche, planetarie o di altro tipo, è sicuramente un vantaggio, ma questo significa solamente che chi è pronto, chi si è preparato nel frattempo, chi sta lavorando su di sé da tempo, potrà cavalcare delle onde vibratorie favorevoli e potrà fare un salto percettivo. Ma sperare che accada un cambio improvviso e drastico, un crollo delle credenze collettive, è impensabile. Punto primo, molti non sono pronti e sarebbe un danno, e qui ribadisco che non si può tirare fuori nessuno da un recinto percettivo. Non si può fare e non si deve fare perché può creare delle forti destabilizzazioni.
Sull’altro fronte abbiamo chi spera nella catastrofe, inneggiando a un’imminente apocalisse che spazzi via il genere umano. Ma rendiamoci conto che operare tutti insieme una catalizzazione di energie e pensieri in quella direzione, e osannare una catastrofe planetaria, non va certo a nostro favore. Per quale ragione dovremmo augurare il male al prossimo? Io dico solamente: attenzione ad accogliere un tale fondamentalismo intriso di disprezzo per la razza umana, perché il disprezzo che circola di bocca in bocca, non è naturale e non è normale. E’ stato indotto. E’ più facile sentire gente che parla male degli altri, piuttosto che sentirne parlar bene. Ma è bene che prestiamo molta attenzione a cosa pensiamo, a cosa sentiamo e a cosa esprimiamo, perché questo continuo odio reciproco dell’uomo contro l’uomo, sta facendo esattamente il gioco del Sistema. Quindi, sperare che arrivi un meteorite, e augurarsi che arrivi un Armaghedon che distrugge mezzo pianeta, è autolesionista. Oltre tutto, c’è tantissima gente che sta facendo il Bene in maniera indefessa, e che sta spendendo la vita per generare il Bene, e per aiutare coloro che vogliono uscire da questo sistema marcio.
Da che parte voglio stare?
Qui si tratta di fare una scelta di campo, inerente ai propri pensieri, le proprie valutazioni e le proprie emozioni, e di conseguenza con le vibrazioni che si emettono. Questo è un punto focale, perché se vogliamo arrivare a parlare di un’Umanità all’Unisono (che è il mio Progetto Visionario), dobbiamo per forza passare dall’individuo che fa un Lavoro su se stesso e si pone al centro della sua condizione di vita. Facendo questo, tante singole vite inizieranno a generare degli effetti nuovi. Quando si fa un Lavoro su di sé mirato e serio, e si iniziano a rimuovere da dentro tutte le cose che danno fastidio, tutto ciò che genera dolore e paura, mattoni sull’anima che pesano magari da 10 o 20 anni perché si sono generati in seguito a traumi o episodi dolorosi che hanno lasciato un segno, allora accade che la nostra percezione di noi stessi e del mondo, cambia. Iniziamo ad uscire dai primi recinti percettivi, ad iniziare da quelli individuali, ovvero relativi all’immagine che abbiamo di noi stessi, alla valutazione che facciamo di noi e al valore che ci attribuiamo. Già questo cambia di molto il modo in cui interagiamo col resto del mondo, e già sarebbe sufficiente questo per impattare positivamente sulla realtà circostante. Perché è così importante? Perché gli individui liberati da questi pregiudizi autoinflitti diventano leggeri, luminosi, potenti, in grado di generare Bellezza e Armonia.
Quali sono i cambiamenti principali di un Lavoro su di sè?
Anzitutto, la comprensione delle dinamiche umane. Molti non hanno la più pallida idea di come siamo fatti dentro e ignorano il funzionamento dell’interiorità umana. Certe problematiche e certe ferite, le abbiamo subite in tanti, e le reazioni che abbiamo di fronte ai traumi, sono simili, perciò una volta che un individuo sceglie di vedere il suo trauma, accoglierlo e curarlo, sarà in grado di riconoscerlo e accettarlo anche negli altri, permettendo una connessione con loro. Diversamente, chi si rifiuta di vedere le proprie ferite, quando le vede negli altri reagisce con la fuga o l’attacco, non essendo disposto o pronto a riconoscere che quelle stesse ferite sono al suo interno. Comprendiamo gli effetti di queste diverse posizioni? Riconoscere con consapevolezza negli altri gli stessi traumi e sofferenze, crea un’apertura e una connessione, c’è comprensione anziché conflitto, divisione, attacco o fuga.
In seguito, il Lavoro su di sé porta ad una centratura maggiore, un radicamento, uno stato di Presenza. Senza questa condizione non è possibile accorgersi di tutto ciò che accade fuori e dentro di noi. Senza questa attenzione, molti segnali, suggerimenti e input che la vita manda rischiano di andare perduti. Se si riuscisse a capire che a volte basta un solo sguardo in profonda e coerente connessione con l’altro per generare una sorta di guarigione, potremmo avviare la fine, o la drastica riduzione, di divisioni, rotture, litigi e conflitti, grazie ad un’assunzione di Responsabilità Individuale per come si interagisce con l’altro e con il mondo. L’apertura del Cuore consente di “vedere” l’altro, così come è ben espresso nel film Avatar, e questo consente di andare molto di là di opinioni e convinzioni. Le divisioni raramente sono sul sentire, ma per lo più sul pensare. Cito a tale proposito un anarchico russo, Pëtr Alekseevič Kropotkin, che diceva:
“Se riuscissimo a metterci nei panni degli altri, tanto da sentire gli altri come se fossimo noi, non avremmo più bisogno di regole, di leggi. Perché agiremmo per il sentire comune e quindi non faremmo mai qualcosa contro qualcun altro che sentiremmo come fosse noi”.
Questa citazione di Rumi, ci riporta al fatto che è nel sentire che possiamo ritrovare la comunanza con l’altro, prima e meglio che attraverso il pensare. Avere le stesse idee e pensarla allo stesso modo, di sicuro agevola e accelera un’unità di intenti, ma quell’Umanità all’Unisono di cui sto iniziando a parlare, si fonda su un sentire comune, che può andare molto al di là delle opinioni, che spesso possono essere divergenti. In quella comunanza, non c’è bisogno di proteggersi, azione necessaria quando si ritiene di dover difendere la propria idea. E non parlo, qui, di un fugace sentire transitorio del momento, ma del sentimento di base, cioè del modo di rapportarsi alla Vita e all’altro, della modalità di vivere i sentimenti e le emozioni umane.
Il Progetto Umanità all’Unisono
In una società in cui tutti stanno male, un singolo individuo può comunque ritagliarsi una sua personale dimensione di benessere, e fa bene a farlo, ma resta il fatto che attorno a sé permanga una condizione collettiva sgradevole o dolorosa, e di questa condizione se ne senta l’influsso. Può comunque vivere serenamente ma resterà inserito in un contesto difficile. Al contrario, se viviamo in una società che sostiene il Bene, aiutiamo coloro che sono in sofferenza ad uscire da quella condizione. Torniamo al punto: essendo connessi, il nostro modo di vivere e di rapportarci non è ininfluente nelle vite degli altri anche in maniera indiretta. Perciò una società costituita da individui che lavorano per il Bene comune – che si fonda sulla costruzione del proprio Bene soggettivo – comprende che il Bene dell’individuo concorre al Bene della comunità, e il Bene collettivo favorisce il Bene individuale. Purtroppo la tendenza in voga è quella di giudicare, criticare, accusare, insultare, maledire, fare polemica e questa è una forma di autosabotaggio. Tutt’altra storia sarebbe, invece – una volta rimosse da noi stessi le cause dei nostri fastidi – iniziare a sostenere l’altro, dal punto di vista energetico, anche a distanza, in special modo coloro che sentiamo essere affini a noi, quelli che potremmo chiamare fratelli o sorelle d’Anima. Perciò invece di sperperare energie nella critica di pensieri e azioni compiute da altri, diverse da ciò che noi vorremmo, faremmo tanto meglio a dedicare attenzione ed energia a sostenere chi è in armonia con noi, o chi ha bisogno di ricevere supporto.
Qui la pagina dedicata al progetto Umanità all’Unisono
Il mio obiettivo non è certo quello di convincere o fare proseliti sulla mia idea di Umanità all’Unisono: io lo so benissimo che siamo in pochi. A me interessa radunare coloro che hanno lo stesso sentire, per fargli sapere che non sono soli. Mi interessa riunificare quelle anime che hanno questo sentire per fare rete, stringere alleanze, partecipare insieme a degli eventi, condividere esperienze e vissuti, sostenersi, realizzare qualcosa insieme.





