LifeCome ottenere il successo e altre amenità - Elisa Renaldin

12 agosto 2019by Elisa Renaldin

Voglio avere successo!!

Il “Successo!”: questa sfavillante parola che richiama fasci di luce dorata, fuochi d’artificio e arcobaleni. Il “Successo!!”: questa pazzesca condizione di pochi privilegiati che si alzano appoggiando i piedi su un tappetino di peli d’oro. Il “Successo!!!”: questa meravigliosa situazione di pochissimi ricchissimi famosissimi e per giunta bellissimissimi. Ah!! Che sensazione, il SUCCESSO! Inspiri a pieni polmoni la realizzazione già in mano, percepisci il desiderio realizzato, entri nel mondo del “tutto è possibile”. Ma poi c’è qualcuno che ti dice che il successo è per pochi. E poi arriva qualcun altro a dirti di volare basso. Poi l’immancabile negativista che schernisce e denigra chi ha successo etichettandolo come esaltato. Ah, poi chiaramente chi ha successo è per forza un figlio di puttana spietato e senza scrupoli che ha messo i piedi in testa a tutti quanti, per avere quel successo. Poi ci sono le immagini di personaggi di fama mondiale assolutamente inarrivabili che ridimensionano di parecchio noi stessi facendoci sentire impossibilitati a raggiungere anche il cancello esterno che porta al cortile che porta all’atrio dove c’è l’uscio per il successo. Piantonato da due dobermann. E poi ci siamo pure noi. Che alla parola “successo” associamo immediatamente per paronomasia le parole “sul cesso”. Ed ecco fatto il quadretto per impedire a qualsiasi essere senziente di avvicinarsi anche solo vagamente al tanto osannato “successo”. Ma che cos’è, realmente, questo benedetto successo? Non è che niente niente ce l’abbiamo già e non lo sappiamo? Non è che ci hanno messo in testa che avere successo significa possedere una villa da 2000 metri quadri e uno yacht da 52 metri e un’auto due volumi/tre volumi/quattro volumi con 5 pedali, 6 pneumatici, 7 specchietti, 8 marce, 9 sedili e 10 portiere? Mh? Il successo è solo relativo alle cose materiali? Perché se è così, allora siamo tutti sfigati, o per lo meno la maggior parte di noi. Che il successo sia forse la fama? Se sei famoso hai successo, se no, no. Beh, allora…ci sono dei grandissimi imbecilli che sono conosciuti da moltissima gente, questo non equivale ad avere successo. Dunque vediamo…il successo potrebbe non dipendere da cose materiali o da cose esteriori…quindi forse potrebbe avere a che fare con una condizione interiore? Sicuramente sì, anche se raccontarsi continuamente quanto siamo bravi e sognare ad occhi aperti la propria realizzazione illusoria non porta ad un reale successo. Bene. Siamo punto e a capo. E dunque? Qualcuno ci spieghi di che cavolo stiamo parlando!

Qualcuno ci spieghi cos’è il successo

Apriamo il nostro bel dizionario della lingua italiana e diamo una sbirciatina. La prima definizione è la seguente: succèsso2 s. m. [dal lat. successus -us «avvenimento, buon esito», der. di succedĕre, nel sign. di «avvenire» e in quello di «riuscire, avere buon esito»].

Quindi le parole ci ricordano che il primo significato è relativo ad una cosa che è semplicemente successa, accaduta, più precisamente: Il succedersi, il susseguirsi di fatti, di avvenimenti, o più genericamente di frazioni di tempo. Subito dopo abbiamo la seguente definizione: Ciò che segue a un fatto ed è in rapporto di conseguenza, o più semplicemente di posteriorità, con esso, e solo come terza precisazione abbiamo: Esito favorevole, buona riuscita, riconoscimento dei propri meriti, approvazione del proprio operato da parte di altri, favore pubblico.

Bene, noi ce la meniamo coi rolex e i macchinoni, e il vocabolario ci ricorda che “Successo” vuol dire in prima istanza che una cosa è banalmente accaduta. Ma se anche insistiamo sul secondo significato, nessuno qui sta indicando un valore quantitativo, ovvero: il successo non è misurabile quantitativamente ma solo qualitativamente. Tanto e male, non è successo. Poco e ben fatto, invece sì. Quindi capiamo bene che la nostra personale concezione del tanto agognato successo fa un’enorme differenza. Se per noi i piccoli progressi quotidiani e i piccoli ma costanti miglioramenti non costituiscono un reale successo, allora non saremo mai soddisfatti. Passare dalle stalle alle stelle non succede in una notte, e comunque anche la definizione di “stelle” resta alquanto soggettiva.

Per alcuni il successo è legato al tema della libertà: hai successo se sei libero di gestire la tua vita e il tuo tempo. Per altri è legato ai possedimenti: hai successo se sei visibilmente circondato da oggetti che attestano il tuo successo. Per altri il successo è generale, per altri settoriale (ad esempio, si può avere successo con le donne, oppure avere successo sul lavoro, ma sono due campi ben distinti e non sempre coincidono…oppure sì…mh…ci sarebbe da approfondire! Ma non facciamolo adesso che andiamo fuori tema).

Per altri il successo è una questione genetica o ereditaria: se sei nato in una famiglia che ha successo in qualche campo, sarai destinato ad averne anche tu. Delle volte invece si rivela vero il contrario: molta gente dai bassifondi riesce a risalire la china, mentre molti privilegiati cadono miseramente col culo per terra. E allora? Da cosa dipende e come accidenti si ottiene sto benedetto successo?

Ma cos’è, per te, il successo?

Facciamo un passo indietro e come prima cosa definiamo che cos’è per ognuno di noi individualmente. “Io mi sento una persona di successo se…”? “Io ritengo di avere ottenuto successo quando…”? Ovvio che per il manager il successo può equivalere a un certo fatturato per la sua azienda. Ma magari per realizzare quel fatturato si mette a lavorare 35 ore al giorno, trascura la moglie, che poi lo cornifica, finisce che divorziano, la moglie gli porta via metà di tutti  i suoi averi, poi gli viene un’ulcera…insomma, si sa come vanno queste cose, no? Non possiamo chiamarlo successo a tutti gli effetti. Oppure per la madre di famiglia il successo può equivalere al figlio che si diploma in medicina a pieni voti e inizia a lavorare in una facoltosa Università. Ma magari al figlio non glien’è mai fregato un accidenti della medicina e ha speso 30 anni della sua vita a studiare una cosa odiosa solo perché la sua famiglia gliel’ha chiesto, e non vede l’ora di andare a vivere dall’altra parte del mondo per mettersi a fare quello che gli piace, una buona volta. Ecco, anche questo non è un caso brillantissimo di successo. L’uomo che conquista 500mila donne sentendosi molto Casanova, che passa da un letto all’altro e da una mutanda all’altra potrebbe pensare di avere un evidente successo con le donne. Peccato che quelle donne, probabilmente, se potessero prenderlo vivo lo squarterebbero con le loro unghie e lo appenderebbero a un albero a testa in giù per poterlo vedere morire dissanguato. Anche qui forse manca un pezzettino di qualcosa al successo. La donna che per fare la scalata di carriera la dà via a destra e a manca potrà forse avere successo dal punto di vista lavorativo ma non ne avrà tantissimo sul piano personale e della sua autostima. E poi, se non l’avesse data a tizio, caio e sempronio…avrebbe comunque avuto quel successo? Resta tutto da vedere. Quindi finora abbiamo visto degli esempi di successo relativo, o parziale, che in qualche modo mostrano un altro lato della medaglia molto poco allettante, se non negativo o addirittura dannoso. Può mai essere successo, questo? E’ successo nel senso che è accaduto, e nulla più. Ricordiamo che tra le definizioni di successo troviamo: Esito favorevole, buona riuscita, riconoscimento dei propri meriti. Il che può e deve avere un’estensione più ampia.

Qualche piccolo esempio di successo

Stiamo su qualcosa di più piccolo, concreto, legato alla sfera del quotidiano di chiunque. Porsi l’obiettivo di riuscire a fare 100 flessioni in 100 giorni, aumentando di una al giorno. (Beh sì, non è legato proprio al quotidiano di chiunque…ma è pur sempre un esempio, dai). Se ogni giorno si fa una flessione in più, ogni giorno è un successo, anche se non si arriverà a farne 100. Per assurdo, si potrebbe non conseguire il successo finale, ma si potrebbero accumulare tanti piccoli successi sul tragitto. E qua, la sensazione che ci avviciniamo a qualcosa di vero e tangibile legato al successo, è assai reale. Porsi l’obiettivo di smettere di fumare diminuendo il numero di sigarette fumate di giorno in giorno è un’altra possibilità di successo. Magari non riesco a smettere ma passo da 20 sigarette al giorno a 2. E’ un successo, ragazzi. Parziale, ma è un successo. E qua apriamo, anzi spalanchiamo la porta alla comprensione di un fatto imprescindibile: se un evento è un successo o meno, dipende tutto dalla valutazione soggettiva e personale che facciamo di quell’evento. Porsi obiettivi va bene, ma essere vincolati ad essi, predispone al fallimento, sempre dal punto di vista della percezione soggettiva, s’intende. E la sensazione che si ha di fronte a un certo accadimento, da cosa dipende? Dall’evento in sé? No, miei cari. Dipende da come ci sentiamo, che a sua volta dipende da che cosa pensiamo al riguardo.

Quindi gira gira mi stai dicendo che il successo è una banale percezione soggettiva? Eh certo che lo è. C’è tanta gente famosa e piena di soldi che non è felice manco un po’. E tanta gente che vive modestamente che sprizza gioia da tutti i pori. C’è gente che ha incarichi di responsabilità in aziende enormi, e ha la gastrite, il mal di schiena fisso, nessuna vita sociale ed è anche diventato calvo. Toh. C’è chi è single e vorrebbe essere sposato e avere 8 figli, c’è chi ha famiglia e invece vorrebbe scappare su un’isola deserta a fare pesca di salmoni a mani nude. Chi ha veramente successo tra questi? Nessuno, perché conservano una parte di insoddisfazione recondita. Ti senti bene dove stai? Ti piace quello che fai? Ti senti adeguato per il tuo incarico, riesci a dare il tuo meglio? Sei soddisfatto di te stesso, della tua vita? Allora con molta probabilità sei una persona di successo, senza il bisogno di apparire su tutte le copertine dei rotocalchi, e senza il villone da tot metri quadri.

Arriviamo al dunque e sveliamo l’arcano

Ma manca ancora un pezzo. Come si fa ad avere una percezione di successo e di benessere laddove altri invece non ce l’hanno? Cos’è che fa sentire bene una persona, dove un’altra non si sente affatto bene? Lo abbiamo detto poco fa ma lo ripetiamo: le sensazioni, che sono il frutto dei pensieri, quindi in buona sostanza sto per svelarvi l’arcano per ottenere il tanto agognato successo, ciò che tutti noi desideriamo, ciò a cui ambiamo, ed è…il dialogo interno. Lo so, siede delusi, speravate in qualcosa di più, ma alla fine dei conti ruota tutto intorno a questo. Sia che vogliate fare la scalata colossale e arrivare in cima agli incarichi più prestigiosi e meglio pagati, sia che vogliate creare una meravigliosa e amorevole famiglia, sia che vogliate fare la maratona nel deserto o perdere 20 chili, non cambia assolutamente nulla. Ciò che vi dite, che fate girare nella vostra testa continuamente, condiziona totalmente le vostre probabilità di avere successo oppure no. Se vi lamentate della vostra condizione, se demandate ad altri, se non vi assumete le vostre responsabilità e se soprattutto denigrate voi stessi anziché incoraggiarvi continuamente, allora l’idea di un benché minimo successo in qualsivoglia settore della vita, è pressoché irrealizzabile (se non per puro culo, il che significa che è provvisorio). Come pensate che siano arrivati al successo alcuni imprenditori o alcuni sportivi? Abbattendosi? Criticando se stessi? Avendo parole di disprezzo per un obiettivo non raggiunto? Io credo invece che dentro queste persone ci siano i motivatori più potenti e geniali del mondo. Provate a immagine un vostro caro amico che vuole raggiungere un certo obiettivo e vi coinvolge nella sua scelta, che peraltro voi condividete. Come parlereste a questa persona? In caso di progresso, la lodereste e dareste un sostegno aggiuntivo: “Vai! Grande! Fantastico!” Invece in caso di caduta, di rallentamento, di errore? Vi mettereste a dargli addosso? “Idiota! Hai sbagliato! Che cacchio fai?” Sono sicura che invece vi prodighereste come non mai per tirarlo su di umore affinché prosegua nella sua corsa verso l’obiettivo: “dai, stavolta non è andata come speravi ma andrà meglio alla prossima. Non mollare, ce la farai. Coraggio, tirati su e vai avanti. Devi resistere, tu hai la stoffa per farcela…” e via dicendo. E fareste benissimo. La cosa che non si spiega assolutamente è perché queste stesse parole, mai una volta le diciate a voi stessi! Ad ogni piccola caduta o rallentamento: “ecco, lo sapevo…va tutto male… non ce la farò mai… forse non fa per me… non ci sto riuscendo….”  E bla bla bla.

Quanta spazzatura mentale, eh, ragazzi. E’ qua, proprio qua, che si crea quel bivio per cui si prosegue verso la destinazione desiderata, o si va inesorabilmente fuori rotta. Proprio qua. E vi dirò di più. Il fatto di acquisire la capacità di incoraggiare e sostenere se stessi nei momenti difficili e faticosi, è già di per sé un enorme successo. E’ come un lascia passare per il paradiso, perché potrete contare su un coach interno che non vi abbandona mai, ed è sempre pronto a darvi sostegno. Prendiamo ad esempio gli sportivi. Nello sforzo fisico è davvero indispensabile caricare e incoraggiare se stessi: “dai, dai, ce la fai, ci riesci, stai migliorando!” E non: “sei una schiappa…. Così non va… non si vedono risultati….” Col cavolo che uno corre per 42 chilometri con questo monologo deprimente in testa!! Le parole hanno un effetto micidiale in ogni momento della nostra esistenza, ogni giorno, ogni minuto. Determinano il nostro atteggiamento nei confronti della vita, degli accadimenti, e soprattutto nei nostri stessi confronti. Ed è veramente quella la differenza sostanziale per avere successo, avere sempre una buona dose di autostima e ripetersi: “sì, io sono in grado; sì, io posso farcela; sì, io raggiungerò il mio obiettivo; sì, io sono capace e valgo”. (“Perché io valgo” diceva una nota pubblicità di cosmetici…). Non si tratta di ripetere a pappagallo parole senza significato, si tratta di costruire un po’ alla volta un sano rapporto di rispetto e apprezzamento verso se stessi.

Serve un aiutino?

Nel mio libro “Riaccenditi!” parlo in continuazioni di questo essenziale aspetto, fondamentale per ritrovare slancio nella vita. Il workshop “Riaccenditi!” è anche strutturato in modo da riportare equilibrio nella visione di se stessi, incontrando nuovamente quel “noi” pieno di attributi che ci siamo dimenticati in cantina. Lui è sempre lì che aspetta di essere tirato fuori dalla naftalina, perché è pieno di doti e qualità! E’ il nostro coach e motivatore! Sì! Anche noi ce l’abbiamo! Vieni a ripescarlo dalla formaldeide insieme a me nel prossimo workshop! Cerca sul mio sito www.elisarenaldin.it le prossime date, o scrivi all’email info@elisarenaldin.it per saperne di più.

Ascolta l’audio qui:

Elisa Renaldin

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