Ci hanno frantumato le gonadi con “la missione”

14 Agosto 2026by Elisa Renaldin

Stavolta lo voglio dire chiaro e tondo: la “missione” rischia di diventare un Recinto Percettivo colossale, specie per quelle Anime che sentono di avere un valore, una qualità, una diversità da mettere a disposizione, e non sanno dove dirigere quell’energia… perché qualcuno ha rimarcato più e più volte questa storia della “missione d’anima”…

Per alcuni sarà dissacrante, questo mio discorso, ma è l’ennesima bordata di verifica per valutare se siamo per caso finiti dentro a un Recinto. Questa idea della missione, ti ha aiutato? Ti ha portato/a sulla tua strada? Ti ha in qualche modo indirizzato/a, oppure ti ha destabilizzato/a, confuso/a, bloccato/a?

C’è tutto un altro fronte del pensiero, che bypassa totalmente questo “concetto missionario” e va dritto alla questione: cosa stai facendo? Ti rende felice? Cosa vorresti fare? Cosa vuoi realizzare?
Perché guardate che venire qua, su questo pianeta, in questo corpo fisico, è già – di fatto – una missione da marines stellari pluridecorati.

Davvero! E lo scopo è già raggiunto! Ma chi caspita vorrebbe limitare la sua Essenza divina infinita ed eterna per rinchiudersi in un corpo fisico finito, limitato e mortale, sottoposto ai limiti della materia??

Come dico spesso, lo scopo della vita è la vita stessa, l’obiettivo è vivere, il più pienamente e intensamente possibile, in allineamento con la propria natura.
Allora, se parliamo di allineamento, i conti tornano. Col concetto di missione, invece, rischiamo di finire in un cul de sac, perché la mente non si astiene da commenti, pareri, giudizi e paragoni, e soprattutto non è esente da programmazioni (le maledette!!).

Il concetto di missione può dare significato, certo, ma può anche rendere più egocentrici (“sono un figo perché la mia missione è davvero importante”), oppure avere l’effetto opposto (“mi sento uno sfigato perché non ho alcuna missione o non valgo abbastanza per il fatto di non averla”).

La ricerca della missione può depistarci per anni, facendoci perdere in un labirinto di costrutti mentali o spirituali, e portandoci a inseguire più un’idea, che un vero sentire. E la mente non potrà mai dirci nulla, di noi. Proprio NULLA.

Quell’insoddisfazione, quella ricerca continua, quel dubbio, quel tormento…possono senz’altro arrivare dalla nostra parte animica… ma perché è infelice!! E questo c’entra poco o nulla con la missione, c’entra più col fatto di trovare vie di epressione, possibilità di sperimentazione, occasioni di vita vera, circostanze nuove attraverso cui misurarci.

Quindi siamo qui per sperimentare una vita materiale, come esseri spirituali incarnati. Siamo autorizzati a provare, sbagliare, ritentare, cambiare idea, cambiare strategie, sperimentare, mollare tutto e ricominciare. E non c’è nessun esame finale, alla fine dei nostri giorni, con un esaminatore che farà il resoconto su quanto siamo stati bravi “a scuola” (oddio il “pianeta scuola” dove si vengono a “imparare le lezioni”…. per carità!!!).

Sono tutte metafore, e soprattutto sono ormai diventati paradigmi. Vuoi aderire a quel paradigma? Accomodati. Io sono uscita sia dall’aula di scuola, che da quella del tribunale. Adieau.

Anch’io devo ricordare a me stessa che ciò che conta non è “cosa sono qui a fare” ma piuttosto “cosa voglio fare”, pur sapendo che ognuno di noi contiene in sé una sorta di navigatore interno, che tendenzialmente lo condurrà in una certa direzione. Se resistiamo a quel richiamo, sentiremo di essere “fuori posto”, un po’ “sfasati” o “fuori fuoco”, ma non per via della missione mancata, ma per il fatto che forse, molto più semplicemente, non ci siamo concessi di vivere da esseri liberi che sperimentano il loro potere creativo.

Stay tuned 😎🔥💓

Elisa Renaldin

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